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Geopolitica

Verso gli Stati Uniti d’Europa

Stati Uniti d'EuropaAbitiamo in Italia, Europa. Usiamo come moneta l’euro. Dall’euro non si esce facilmente. Neanche alla Grecia riuscirebbe facile, se a un certo punto i suoi cittadini lo desiderassero. L’accordo di Maastricht, alla cui approvazione, sembra, il Parlamento italiano dedicò nel 1992 tra i cinque e i dieci minuti, senza che la maggior parte dei votanti avesse provato non dico a capirne le implicazioni di politica economica e finanziaria, ma almeno a leggerlo per intero, è un pessimo accordo, scritto e pensato in anni in cui nel mondo dell’economia l’egemonia del pensiero neoliberista era schiacciante. Ma oggi cosa possiamo fare se non andare avanti, visto che indietro non si può tornare? E in quale direzione si può procedere?

“One Euro” ha l’ambizione di voler partecipare a questo dibattito, non in modo superficiale, ma neanche in stile accademico. Per capire cosa fare, bisogna capire bene dove siamo e in quali condizioni ci troviamo. C’è bisogno di riflettere sul perché siamo arrivati a questo punto. Ci piacerebbe farlo attraverso uno strumento nuovo, l’ebook, che mi sembra abbia tutte le caratteristiche per poter dibattere queste questioni, e con questo blog, in cui potremo confrontarci sugli argomenti di attualità che ci stanno a cuore.

Nessuno in Italia si è ricordato del ventesimo anniversario di Maastricht, il 7 febbraio, giorno di San Romualdo. Quella settimana il nostro primo ministro, Mario Monti, era a Washington per incontrare Obama. D’altra parte, per l’Italia il 1992 non è stato l’anno di Maastricht, ma quello di tangentopoli, delle bombe della mafia e della crisi della lira. Quel giorno, l’unico leader europeo a parlarne seriamente a una gruppo di studenti, in mezzo a statue originali greche nel Neues Museum al centro di Berlino, è stata Angela Merkel. Che cosa ha raccontato la Merkel? Alcune cose già note. I paesi troppo indebitati hanno bisogno di misure di austerità fiscale per ridurre i loro debiti e di misure strutturali per aumentare la loro competitività e l’attrattività per gli investimenti esteri e nazionali. E questo lo avevamo già sentito.

Poi la Merkel ha parlato del futuro dell’Europa. «Abbiamo bisogno di più Europa non di meno», ha detto, «e per poter far questo c’è bisogno di un’unità politica, quello che non abbiamo fatto quando abbiamo lanciato l’euro». La Commissione Europea, secondo la Merkel, con competenze trasferite dai paesi dell’Unione, dovrebbe diventare il braccio esecutivo, cioè il governo degli Stati Uniti d’Europa, un governo che dovrebbe riportare a un forte Parlamento, che diventerebbe così la vera agorà europea. Il Consiglio Europeo dei capi di governo dovrebbe funzionare come se fosse una seconda Camera del Parlamento, la Corte Europea di Giustizia dovrebbe essere la più alta autorità del potere giudiziario. Insomma, dovremmo fare un passo simile a quello che fecero gli Stati Uniti quando passarono da una fallimentare Confederazione a una Federazione (tra i suoi primi atti ci fu la messa in comune dei debiti dei singoli Stati).

«Staremo meglio insieme se siamo pronti a trasferire competenze, passo dopo passo, all’Europa», ha concluso Angela.

Dobbiamo prendere sul serio queste parole? Oppure è soltanto un discorsetto retorico, pronunciato davanti a una platea di ragazzini? Io credo che la Merkel debba essere presa molto sul serio. Se i tedeschi vogliono procedere verso l’unificazione politica federale è probabile che prima o dopo raggiungeranno l’obiettivo. E infatti, subito dopo il discorso della Merkel, Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco nonché capo del Partito Liberaldemocratico, ha riproposto l’idea in una riunione di ministri degli esteri a Copenaghen, ai primi di marzo, prospettando una revisione della carta costituzionale europea e l’elezione diretta dei futuri presidenti della Commissione, che diventerebbero così presidenti degli Stati Uniti d’Europa (sue o use).

La Merkel non ha fornito dettagli. Solo la great vision. Sappiamo che la leader tedesca ha in mente l’unione fiscale. Ma poi cos’altro? Sappiamo solo che questi argomenti sono ferocemente dibattuti all’interno della sua coalizione di Centrodestra. D’altra parte, sappiamo che la Merkel, chimico di formazione, conosce bene tutte le alchimie per riconciliare una base elettorale che senza dubbio è filoeuropea. Il suo elettorato non la vede come la vediamo noi, un mastino deciso a costringere i suoi partner a fare come si fa in Germania; a loro appare come una donna cauta, attenta a non farsi sfuggire il consenso dei suoi elettori, sempre in cerca della conciliazione. Rimane la figura politica più popolare nel paese e il partito democristiano a cui appartiene, la cdu, è ben avanti ai suoi rivali socialdemocratici nei polls.

Gli esperti tedeschi dicono che Angela si è convinta della necessità dell’Unione Politica solo di recente, soprattutto nel mese di luglio del 2011, quando rimase sorpresa che i mercati finanziari avessero preso di mira addirittura l’Italia, nonostante le decisioni appena raggiunte dai leader europei. E subito dopo i suoi consiglieri politici le hanno fatto notare che avrebbe perso molto consenso al Centro, senza guadagnare nulla a Destra se prima delle elezioni non avesse fatto la voce grossa con le cicale greche e poi con quelle italiane, spagnole, portoghesi e irlandesi.

Cosa ne pensiamo noi italiani? Ci piacciono gli Stati Uniti d’Europa disegnati dai tedeschi? Abbiamo anche noi qualcosa da dire su tutto questo? Ci piace l’idea di una Bruxelles come Washington, capitale di uno Stato Federale? Siamo d’accordo con quello che ha dichiarato Monti al quotidiano tedesco «Die Welt», cioè che noi non abbiamo bisogno degli United States of Europe? A nome di chi parla Monti? E perché il ministro degli Esteri Terzi, al vertice di Copenaghen, ha opposto un pesante no alle proposte tedesche? Da chi ha avuto il mandato di esprimere questo parere? Non certo dal popolo italiano. Non credo che simili questioni, queste sì prettamente politiche, debbano essere lasciate a dei tecnici di cui non conosciamo la visione del mondo e della società.

Sarebbe ora che la Sinistra (ma anche il Centro e la Destra) cominciassero a riflettere seriamente su queste cose. Oggi un New Deal per uscire dal pantano della crisi non è più possibile a livello nazionale. Che politica possiamo fare in Italia se la politica monetaria, quella fiscale e di bilancio, e la politica di cambio sono fuori dal controllo dello Stato nazionale? Cosa rimane se non un’unica variabile, quella dei salari, della loro riduzione per riguadagnare competitività? E infatti solo dell’articolo 18 si discute e si parla. Dobbiamo, però, allo stesso tempo creare uno spazio di dibattito su quello che potrebbe diventare l’Europa, non solo sulle nuove istituzioni da creare, ma soprattutto su che tipo di società vogliamo, una società che non potrà certo ispirarsi pedissequamente al modello fallimentare del neoliberismo finanziario anglosassone né alla non-democrazia cinese. Pensare a una nuova idea di Europa richiederà un grande sforzo di Immaginazione, e dovrà comportare la rinuncia da parte della Sinistra a un modo di pensare in cui l’unica cosa rimasta sembra il tentativo, ormai quasi disperato, di conciliare un minimo di coesione sociale con la flessibilità tanto amata dai mercati. Solo attraverso un governo europeo possiamo ritrovare la sovranità che ormai gli Stati nazionali hanno in gran parte perduto. Solo attraverso un governo europeo possiamo ricominciare a pensare che tipo di sviluppo e di società vogliamo, su cosa dobbiamo mettere al centro delle nostre politiche, una volta che saremo in grado di rimettere sul piatto della bilancia gli strumenti di una politica economica.

Nei primi 4 e-book della collana “One Euro” affrontiamo 4 temi:

1)    Nel primo, La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l’Euro, abbiamo cercato di mettere in una prospettiva storica la nascita dell’euro, partendo dall’accordo di Bretton Woods del 1944. Questo primo libro serve a capire una famosa frase del presidente francese Georges Pompidou: «Non possiamo continuare ad avere in eterno come valuta di riferimento una moneta che perde continuamente valore. […] Il resto del mondo non può permettersi di regolare la propria vita attraverso un orologio che è sempre in ritardo».

2)    Nel secondo, La terza guerra mondiale? Chi comanda, Obama o Wall Street?, cerchiamo di capire una frase detta pochi giorni fa, e riportata nel «Financial Times», da un famoso scrittore australiano che vive a Manhattan, Peter Carey: «Obama ci ha fregato a tutti» .

3)    Nel terzo, Ouzo amaro. La vera storia della tragedia greca, facciamo la cronaca di quello che è successo in Grecia: perché è successo e se la stessa cosa potrebbe accadere anche in Italia.

4)    Nel quarto, Obama contro Obama: Il destino di un presidente, ci interroghiamo su quali potrebbero essere le politiche di Obama in caso, molto probabile, di rielezione. Questa volta farà il Roosevelt o continuerà a fare l’Herbert Hoover?

Scoprite i titoli dedicati alla Primavera Araba

Elido Fazi

Aspettiamo proposte “One Euro” da parte di tutti. Conosciuti e sconosciuti. Contributi di 100-150.000 battute al massimo.

 

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Discussione

5 pensieri su “Verso gli Stati Uniti d’Europa

  1. I più sinceri complimenti per i numerosi progetti che state portando avanti e per questo innovativo, originale e apprezzabilissimo interfacciarsi virtuale con l’utenza. Licet vere giubilare.

    Davide Gambetta

    Pubblicato da Davide Gambetta | 4 aprile 2012, 12:17
  2. Affascinante il tema e rapida le prime risposte ai tuoi quesiti, rapide e semplice, ma non semplicistica.
    Democrazia.
    Viviamo in un mondo dominato da istituzioni non elette da nessuno, alcune: FMI, WB, ecc.
    Istituzioni che applicano i loro modelli e la loro ideologia e che predicano il primato della finanza e dell’economia sulla gente secondo il vecchio paradigma se questi vanno bene allora ci sono vantaggi per tutti.
    Non è così, è tornare indietro di un paio di secoli, fra l’altro modernizzano il vecchio paradigma di Malthus: “Ipoveri sono poveri perchè vogliono esserlo”
    Questi organismi devono essere subordinati al potere politico che devono dare le linee guida e non viceversa.
    UE, sì stato federale o confederale, in altre parole reale unione degli stati con devoluzione completa dei poteri, in cui l’esecutivo è eletto da tutti. In caso contrario ognuno per se, o andiamo incontro a danni maggiori, l’accordo fiscale in queste condizioni è distruttivo per le economie dei più deboli, e il pareggio di bilancio in costituzione una insanità mentale.
    La sinistra deve ritornare a fare la sinistra e lasciare perdere i miraggi del libero mercato e del libero commercio, che sono appunto miraggi: dumping sociale, supporti mascherati alle sportazioni mediante riduzione dei diritti e dei salari (i minori diritti e la facilità di licenziamento mirano a fare quello che non viene fatto con la svalutazione, ci sono degli splendidi articoli che spiegano meglio di me il falso problema del protezionismo su “Le Monde Diplomatique” http://boutique.monde-diplomatique.fr/extrait-lordon) ecc. le solite sirene

    Pubblicato da Federico Motta | 4 aprile 2012, 15:01
  3. Gli “Stati Uniti d’Europa” sono un’utopia.
    Costruiti solo sulla carta e dai trattati economici non rappresentano una vera unità.
    Tutti gli Stati son dvisi, si odiano e sfruttano quelli disastrati.

    Gli unici a sostenere tale sistema sono le Banche, i residuati bellici che han visto crollare l’Unione Sovietica e i capi di Stato.

    Abbiam negato le nostre radici, abbiamo un Parlamento Europeo che NON è stato eletto dai cittadini ed economie diverse.

    Sul nostro Paese aggiungiamo pure la miopia di chi ci sta guidando (l’IMU ai poveracci e NON alle Banche) ci darà il colpo di grazia. In completa ottusità nella ricerca del voto dell’immigrato diamo pure loro le sovvenzioni ( soldi delle nostre tasche) mentre i media, in particolare RAINEWS, blatera con giornalisti dalla SICUMERA espressione (che mangiano la merendina in diretta e che si levano le scarpe in trasmissione) tavanate sul fatto che in America si stanno riprendendo con un “solo” +3%.

    Qui siamo in piena recessione e loro vanno a vedere le “pagliuzze” negli occhi degli altri.
    Tutto come da sistema di Partito imposto: la propaganda staliniana non è ancora morta.

    E l’Europa vacilla mentre la signora Fornero va a comprare le scarpe con la scorta e l’auto blu.

    alessandrotesio.blogspot.it/2012/01/il-perche-ideologico-del-crollo.html

    Pubblicato da Alessandro Tesio | 4 aprile 2012, 17:24
  4. Oggi è stata la Festa dell’Europa, ma quale festa? Sto seriamente cambiando idea in merito all’Unione Europea, l’Euro, la BCE. Dott. Fazi lei crede che sia la scelta più giusta per l’Italia? Grazie

    Pubblicato da Giordano Riva | 10 maggio 2012, 00:51
  5. Merci pour ton post, Ce site a vraiment été une révélation pour moi.
    Merci

    Pubblicato da www.Codeachat.com | 24 febbraio 2013, 15:00

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