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Autori One Euro, Europa

Bere ouzo amaro: la crisi greca

Il blog “One Euro” pubblica oggi un contributo di Patrizio Nissirio, corrispondente da Atene per l’ANSA fino al 2004 e, attualmente, responsabile di ANSAmed.

L’ouzo è la bevanda regina dell’estate, evoca spiagge greche assolate, mare di cristallo, giornate pigre in attesa di sedersi in taverna ad ascoltare le malinconiche evoluzioni musicali del bouzouki. In Grecia questa immagine paradisiaca si sta sciogliendo – come il ghiaccio nell’ouzo – in una situazione drammatica, sconosciuta a qualsiasi altro paese europeo dagli anni Sessanta in poi. Per questo ho voluto chiamare il mio libro sulla crisi greca Ouzo amaro: l’idea è che una cosa buona, solare, positiva, si trasformi in qualcosa di imbevibile, indigesto, forse anche velenoso. Proprio come il Riso amaro del capolavoro neorealista di De Santis: un frutto prezioso della terra e dell’acqua che diventa dramma umano, sociale, storico.

La crisi greca è innanzitutto il dramma del popolo greco: quella stragrande maggioranza di persone che ha sempre lavorato duramente, ha sempre pagato le tasse e seguito le regole, non ha mai esportato capitali all’estero o preso tangenti, e che adesso vede gli stipendi minimi scendere sotto ai 500 euro, e tagliare la Sanità, l’Istruzione, la Sicurezza sociale. Una crisi che è frutto soprattutto di una classe politica ed economica che si è presa gioco di ogni legge, persino del buonsenso; che  ha saputo solo soddisfare la propria sete di potere immediato, e si è illusa che questo gioco delle tre carte con i conti pubblici potesse durare in eterno. Ma la situazione attuale è anche conseguenza della speculazione finanziaria internazionale e delle grandi banche d’affari, dell’ambiguità dei partner europei, capaci di fare la predica ad Atene, mentre la spingevano – con le casse già esangui – a comprare arsenali bellici di cui non ha alcun bisogno.

Dal 2008 ad oggi la Grecia è affondata rapidamente, con governi che non hanno saputo o voluto riformare la macchina del Paese, spesso ancora intenti a compiere assunzioni clientelari e garantirsi consensi elettorali usando malamente il denaro pubblico. Fino a quando Atene non è stata di fatto commissariata: con i rappresentanti della troika (Ue, Bce ed Fmi) che ora vi risiedono in permanenza, attenti a verificare che le draconiane misure di riduzione della spesa pubblica siano attuate e non solo promesse. Riforme che, se avviate anche solo due anni fa, avrebbero permesso di evitare la mannaia di oggi, che taglia la carne viva della società ellenica. Le sofferenze della gente da una parte, la necessità di tenere in piedi lo Stato dall’altra: nessuno, tra economisti ed osservatori, ha davvero idea di quello che sarà della Grecia, dove tra qualche settimana ci saranno elezioni politiche dagli orizzonti quanto mai incerti. Il  bipolarismo dei conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, che resisteva sin dal ritorno alla democrazia dopo il regime dei Colonnelli, va verso il tramonto, raccontano i sondaggi. Chiunque vinca le elezioni, i leader dei due maggiori partiti hanno firmato lettere in cui si impegnano a rispettare gli accordi economici con la comunità internazionale, che sono valsi ad Atene miliardi di prestito necessari per evitare la bancarotta. Ma crescono i partiti minori, che non hanno firmato alcun impegno e, anzi, avversano i piani di “salvataggio” concordati dal governo tecnico-politico di Loukas Papademos. Cosa succederà se queste formazioni avranno un peso determinante nel formare coalizioni di governo? Quanto potrebbe reggere una grande coalizione – a quanto sembra prevista anche da  Pasok e Nea Dimokratia – sotto il peso di interessi contrastanti? Ad Atene e in Europa queste sono settimane di attesa.

Ma intanto c’è chi si suicida schiacciato dai debiti, c’è chi torna all’antico dramma dell’emigrazione, chi non ha più i soldi per comprare le medicine, chi chiude bottega  e basta così. I greci sono stritolati nel mezzo di queste due esigenze in drammatico contrasto, quella della sopravvivenza di famiglie e imprese e quella della tenuta economica dello Stato – normalmente  dovrebbero andare di pari passo. È questo ad avvelenare la società,  a rendere quell’ouzo amaro, imbevibile.
Patrizio Nissirio

Crisi Economica Europa

Nissirio è autore del libro “Ouzo Amaro“, in uscita nella collana One Euro, un accurato diario della crisi che aiuta a comprendere ragioni antiche e fatali errori che hanno portato al disastro greco.

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Discussione

8 pensieri su “Bere ouzo amaro: la crisi greca

  1. Sara’ il futuro prossimo dell’Italia?

    Pubblicato da marcello mainoni | 17 aprile 2012, 14:34
  2. Leggi Ouzo Amaro e parliamone. Cerchiamo di capire insieme se questo potrà, o meno, essere il destino della nostra Italia.

    Pubblicato da fazieditore | 17 aprile 2012, 16:02
  3. Le “malattie” dell’Italia somigliano molto a quelle della Grecia: inefficienza, corruzione, clientelismo e familismo amorale. La differenza più importante sono l’esistenza di un mercato interno, un minor indebitamento delle famiglie (ma questo sta cambiando rapidamente) e un rilevante settore manifatturiero (in Grecia è praticamente inesistente). Ad aggravare la situazione italiana c’è invece la massiccia presenza della criminalità organizzata. Ma se non combattiamo con decisione e in tempi brevi quei mali, la congiuntura economica ci travolgerà come e più della Grecia, visto il peso specifico ben maggiore della nostra economia e società.

    Pubblicato da pnissirio | 19 aprile 2012, 09:31
  4. Sarò pessimista, ma vedo molto nero il futuro della nazione. Poche speranza per i giovani, per gli anziani, per le famiglie. Per combattere servono le armi e noi non le abbiamo, serve la volontà, ma ci stanno rubando anche quella.

    Pubblicato da Giordano Riva | 19 aprile 2012, 23:36
  5. Dopo aver finito il primo ebook della colonna “la terza guerra mondiale”, riassumo in questo commento alcuni dei miei pensieri, un po’ sconnessi e contrastanti, di tutto quello che sta accadendo in Italia e nel mondo.
    Innanzi tutto mi pare sempre più ovvio che si sta procedendo verso una concentrazione dei poteri, l’Europa, FMI, BCE, Banca Mondiale, ecc ecc (ma anche i vari organi che decidono i principi contabili internazioni, e quindi i bilanci anche delle banche e società finanziarie, si cambia regola e cambia il l’utile di una banca, ad esempio!) son sempre più potenti e presenti soprattutto in questa crisi, in parte generata da loro, e da idee politiche non giuste, almeno per chi le subisce, il popolo. Infatti, queste istituzioni non sono elette democraticamente, e quindi credo siano comandate dalle lobby delle multinazionali, banche e società finanziare! Ma come fa un’istituzione decidere per tanti paesi, così diversi da loro? Si sa, non esistono politiche economiche che vadano bene per tutti, e non esiste quella perfetta.
    Mi pare che i centri decisionali, di potere, si stiano sempre più allontanando dalla realtà, dal cittadino che vive veramente la crisi e le difficoltà giornaliere.
    Ma allo stesso tempo, credo che l’Europa abbia fatto bene all’Italia, ci ha dato la spinta per riformarci e confrontarci con altri paesi, con l’€ non si può più ricorrere alla svalutazione per divenire competitivi ed accrescere le esportazione, e quindi si dovrebbe ricorrere all’innovazione, cosa che non è stata fatta a livello nazionale, non possiamo più competere sulla manifattura e produzioni labour intensive. E se lo ho capito io che mi sono appena laureato! Le PMI, spina dorsale dell’Italia, tartassate di tasse, FIAT, ALITALIA, FINMECCANICA, coperte di soldi pubblici!!!
    Credo che un Monti fosse necessario all’Italia, ha fatto più lui che i soliti politici in 30 anni, è ovvio che le riforme serie che nessuno ha mai avuto coraggio di fare, per paura dei voti, ora sono devastanti. Ora dovrebbe fare qualcosa di serio e importante per la crescita, delle PMI, e qualcosa per tagliare la casta politica, ed evasione/mafia. cosa che non farà mai visto che altrimenti potrebbe perdere la fiducia del governo, a meno che non si faccia una dittatura, forse unica scelta possibile per ora, visto che non ci sono più quei politici della Costituente che credevano alla res pubblica. Le riforme più serie e “politiche” (rif. elettorale, fisco, apparato pubblico, istruzione) non le potrà mai fare questo governo. Ovvio che i risultati delle scelte economiche che si fanno ora, si vedono solo fra un bel po’ di anni.
    Quindi, non ho ancora capito se sia un bene o un male una vera Europa unita o un’uscita della Grecia (che ha falsificato da sempre i conti). E se veramente un uscita della Grecia sarebbe così pericolo?
    Guardiamo all’Argentina, ha dichiarato il fallimento, non segue le ricette FMI, e dopo un periodo veramente drammatico, ha fatto un vero e proprio cambiamento (più istruzione, nazionalizzazione) e ora cresce!
    Tutti danno le ricette per uscire dalla crisi e indicare le colpe, ma credo siano talmente tante e interconnesse che non è facile individuarle, il mondo sta cambiando, la globalizzazione è un fenomeno che non può essere fermato ma può essere gestito, come diceva (se non erro), il Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz.

    Altra cosa che mi sarei curioso di sapere, è quanta finanza islamica c’è in questa crisi?

    Pubblicato da Tommaso | 25 aprile 2012, 14:45
    • Ciao Tommaso, interessante il tuo approfondito intervento… provo a dire la mia (da inesperto), la crisi è multifattoriale, perciò non esiste “l’intervento magico”, ma una serie di interventi sinergici per uscire dalla cortina di nebbia nella quale ci troviamo. Una soluzione, secondo me, da portare avanti il Reddito di Cittadinanza che, oltre ad essere molto appetibile popolarmente, rompe gli equilibri su cui si fondano, nel nostro paese, mafia e casta. Rispetto all’Argentina, noi siamo già saturi di infrastrutture, io abito in una città del Nord e l’aria qui è irrespirabile, perciò ci vorrebbe, secondo me, una riforma green. Il problema di uscire o meno dall’euro e delle riforme non è trattabile finché non arriveremo ad avere una classe politica onesta (=non corrotta, non in mano agli interessi altrui). Io credo che ce la faremo, bisogna vedere quanto dovremo cadere in basso prima di acquisire la forza propulsiva necessaria ad un vero cambiamento…

      Interessante la questione sulla finanza islamica, sarei curioso anch’io!!

      Pubblicato da Christian | 16 novembre 2012, 20:37
  6. Scusate il commento lungo, ma non facile trovare qualcuno con cui parlare e confrontarsi di queste cose a quattro occhi.
    Complimenti per la collana, e l’iniziativa, molto interessanti i libri e autori che vengono citati nei libri.
    Se posso, vi consiglio un saggista/economista che mi ha un certo riscontro a livello mondiale, Nassim Nicholas Taleb.

    Pubblicato da Tommaso | 25 aprile 2012, 14:51
  7. Me lo sono portato in Grecia, l’ho lasciato li’ per chi ancora parla l’italiano, e ora aspetto i commenti. E intanto, che nostalgia…
    C’e’ qualcosa che possiamo ancora fare?

    Pubblicato da Maria Caterina Pincherle | 4 settembre 2012, 11:55

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