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Economia, Euro

Riusciranno i piloti a riparare l’Aereo, pardon, l’Euro, prima che precipiti?

E’ possibile che l’euro si sfasci? C’è qualcuno oggi in Europa capace di immaginare questo passaggio senza che il terremoto finanziario diventi uno tsunami? A quanto pare, gli inglesi danno ormai per scontato che l’Euro, ovvero l’Eurozone, come dicono loro, sia destinato al crash. Ma se fosse solo “wishful thinking”, cioè una loro speranza, piuttosto che una realtà?

Wolfson Economic Prize

Simon Wolfson

Lord Simon Wolfson, un politico conservatore britannico a capo di un negozio di abbigliamento, ha dato l’incarico a un Think-Tank di promuovere un premio, il non-ancora prestigioso (ma dubito che lo diventerà mai) Wolfson Economic Prize. Il premio va a chi scrive il miglior paper, cioè un documento, su come uscire dall’Euro senza che nessuno si fracassi le ossa – inglesi compresi. Sembra che siano arrivati 450 paper da parte di economisti assetati di quattrini. Al vincitore sarà infatti staccato un assegno di 250.000 sterline. Ma la giuria (non si sa da chi composta e con quali competenze) non è riuscita, come per il Premio Pulitzer di quest’anno, a trovare un vincitore. Poveri giurati! Pensate che in un mese hanno dovuto leggersi 450 pesanti documenti, 150 al giorno. Alla fine hanno pescato solo 5 potenziali vincitori, che però sono stati rimandati a settembre. Devono riscrivere le loro tesi e migliorarle, perché così non vanno.

Uno dei 5 cosiddetti finalisti è Jonathan Tepper, dal pomposo titolo di chief editor di Variant Perception, che non si sa bene cosa sia, apparentemente una società che fa previsioni economiche per la Grande Finanza e per quel famoso 1% dei superricchi mondiali.  Tepper ha fatto diligentemente la lista dei 69 casi – il numero non gli sarà apparso casuale – dei cambiamenti di valuta degli ultimi 100 anni; come i paesi baltici, Lituania, Estonia e Lettonia, che hanno lasciato il rublo o gli irlandesi che sono scappati dalla Sterlina imperialista. Sulla base di questi esempi ha concluso che lasciare l’Euro per paesi come la Grecia è un gioco da ragazzi. Basta fare un annuncio a mezzanotte del venerdì sera, chiudere le banche aperte nel week-end – se per caso ne fosse rimasta qualcuna – e il lunedì, quando riaprono, si torna alla Dracma.

Roger Bootle, un altro che sogna di notte le 250.000 sterline, managing director di Capital Economics, un centro di ricerca pseudo-indipendente, visto che è al servizio delle grandi banche, sostiene invece che sarebbe meglio se fosse la Germania a tornare da sola al Marco. Ma come? Non è la Germania che vuole andare avanti con l’unificazione politica?

Neil Record, chairman and chief executive officer del prestigioso Currency Management Limited (ma cos’è?), pensa che si potrebbe uscire dall’Euro nel breve arco di una nottata: ci svegliamo al mattino seguente, leggiamo i giornali e, sorpresa, sorpresa, ci accorgiamo che tutti i contratti in Euro sono stati annullati.

Jens Nordvig, olandese, e Nick Firoozye, un americano nato a Los Angeles ed esperto di functional analysis, differential geometry e topology, ambedue impiegati della giapponese Nomura International, che come è noto s’è accollata la fallita Lehman Brothers, propongono di riconvertire dalla mattina alla sera gli asset (azioni o titoli di stato) interni nelle valute nazionali, lira, peseta, dracma, mentre gli asset all’estero andrebbero riconvertiti in una moneta europea transitoria, l’Euro-2, una forma modificata dell ECU, la European Currency Unit, cioè il cesto (basket) di monete europee che esisteva prima dell’Euro.  La mossa avrebbe l’effetto di minimizzare possibili dispute legali e il crollo dei mercati, difendendo così gli interessi del loro datore di lavoro e delle altre grandi banche internazionali (e quelli dei piccoli risparmiatori chi li protegge?).

Catherine Dobbs, l’unica donna finalista (probabilmente la giuria era costituita da una maggioranza di uomini, e si sa che gli economisti maschi non danno molto credito alle economiste donne, nonostante l’esistenza di un grande monumento come Joan Robinson, che andrebbe riscoperta) sostiene che l’Euro non è altro che un uovo, basta dividere il rosso o l’arancione dal bianco, e così la frittata ridiventa uovo. Tutti i paesi europei dovrebbero essere riconvertiti nelle valute nazionali attraverso un rapporto fisso tra le due parti dell’uovo e poi potrebbero svalutare a loro piacimento. Boh! Chissà che voleva dire?

I detrattori dell’Euro sostengono, e su questo hanno ragione, che l’Unione Monetaria, senza una politica fiscale comune, produce enormi disuguaglianze sulla competitività dei singoli paesi, e pertanto nelle loro bilance dei pagamenti. Basta vedere com’è oggi la situazione. Secondo l’ultimo numero dell’Economist, il surplus tedesco nella parte corrente della bilancia dei pagamenti, negli ultimi 12 mesi è pari a 203 miliardi di dollari, più alto ormai di quello della Cina (201 miliardi), mentre altri paesi come l’Italia (-68, il negativo più alto in Europa), la Francia (-63), la Grecia (-27), la Spagna (-51) sono in deficit. Solo l’Olanda tiene testa alla Germania, con un surplus che pro-capite è il più alto d’Europa. Gli Stati Uniti come al solito sono al primo posto, per quanto riguarda il deficit (-473).  In questa situazione, l’aggiustamento è lasciato solo al mercato del lavoro e ai salari. E per far questo la disoccupazione deve salire alle stelle e l’economia collassare. Non è possibile, secondo gli sfascisti, riparare l’Aereo, pardon l’Euro, mentre è in volo e sta precipitando, soprattutto se i piloti non sono d’accordo su quale sia il guasto. I tedeschi, da sempre forti in ingegneria meccanica, sostengono che la causa è che gli Stati poco competitivi sono troppo spendaccioni, e vogliono avere a tutti i costi ragione. E così, mentre l’aereo precipita, i piloti continuano a litigare. Qualcuno ha cercato di spiegare al pilota tedesco che se loro sono in surplus, qualcuno deve essere in deficit. Ma niente. E’ duro d’orecchio e non ci sente bene. O non vuole ascoltare. Anche perché i piloti italiani, spagnoli e greci sono oggi poco credibili e poco autorevoli, anche se quello italiano è probabilmente migliore, ma non di tanto, di Berlusconi, che, mi hanno raccontato, all’ultimo Consiglio dei Ministri, quello cruciale che doveva portare un pacchetto di misure credibile a Bruxelles, si è addormentato, e ha lasciato il compito di suggerire rimedi a Brunetta, con i risultati che tutti abbiamo visto.

L’aereo, ovvero l’Euro, farà crash?

Ma siamo sicuri che l’aereo, ovvero l’Euro, farà crash?

Dopotutto anche i piloti tedeschi e quelli olandesi sono a bordo ed è inutile ricordare qui la celebre storiella del rospo e dello scorpione. E poi, fuor di metafora, come fa l’Euro a dissolversi se quasi tutti i paesi, e soprattutto il più forte, vogliono restare in Europa e nell’Euro, e al contrario per rafforzarlo hanno  deciso di procedere verso l’Unione Politica? Inoltre, almeno a me così sembra, l’intellighenzia delle varie nazioni, anche in un paese litigioso come l’Italia, dove c’è una forte componente che sostiene –senza sapere nulla d’economia – che uscire dall’Euro è meglio che starci dentro, perché l’Euro è un complotto dei banchieri internazionali e non una difesa contro gli abusi del dollaro, si rende conto che ormai siamo Euro-pei, e che semmai dovremmo dare il nostro contributo per arrivare alla Unione Politica Europea, che dopotutto è stato anche il sogno di italiani come Altiero Spinelli, oltre che del francese Monnet e del tedesco Adenauer. Noi italiani possiamo contribuire a un’Europa Federale in quanto esperti di Rinascimenti e Risorgimenti (l’ultimo, quello di 150 anni, fa è stato il caso di maggior successo dell’Ottocento e tutti si ricordano ancora oggi in Europa di Garibaldi, anche se l’ascolano Sciabolane è meno noto).

Gustave Moreau – Esiodo e la Musa, 1857

Quello che gli inglesi non possono, o meglio non vogliono, capire è che l’Europa per noi non è solo un’idea economica, una currency union, ma qualcosa che ci ha consentito di vivere in pace per oltre 60 anni e la nostra generazione è quella che ne ha beneficiato di più. Neanche gli inglesi dovrebbero scordarsi che nel secolo precedente, la Francia e la Germania si sono fatte la guerra 3 volte, Inghilterra e Germania 2 volte, e l’Italia, la più creativa in questo campo, ha fatto la guerra ai tedeschi, ai francesi, agli inglesi e persino ai greci. E forse è meglio anche per gli inglesi che questo non si ripeta in futuro.
C’è una grande idea dietro l’Europa che non ha a che fare con i mercati e con le valute, o almeno non solo con quelle. Noi italiani, in particolare, non siamo molto convinti che la combinazione di svalutazione e stampa di moneta da sola ridarebbe fiato all’economia e alla competitività, anche se questo nel breve potrebbe concorrere a raddrizzare il deficit della bilancia dei pagamenti. L’Europa non è solo un matrimonio d’interesse. Alcuni pensano che l’Europa dovrebbe tornare a essere d’esempio, e ripartire da dove è cominciata, cioè dalla Grecia e da uno dei suoi più antichi poeti, Esiodo, che mentre pascolava le pecore sotto al Monte Elicona, cominciò un dialogo con le Muse che non è ancora finito. Le  Muse gli dissero che non solo i poeti e gli artisti dovrebbero ascoltare la loro voce – questo ormai lo diamo per scontato, anche se qualcuno come Montale pensava che le Muse avessero fatto il loro tempo e non fossero altro che spaventapasseri. Non solo i poeti ma anche i filosofi, gli architetti e soprattutto i politici dovrebbero ascoltare la voce  delle Muse.

E poi il matrimonio tra europei non è così infelice come pensano gli inglesi.

Elido Fazi

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Discussione

13 pensieri su “Riusciranno i piloti a riparare l’Aereo, pardon, l’Euro, prima che precipiti?

  1. davvero bello, complimenti. Il riferimento alle muse è poi fantastico.
    ed è vero, l’Europa, per gli europei, è ben altro. Un pò come la Roma per i romani. E’ innanzitutto “un’Idea”.

    Pubblicato da Massimo Carletti | 20 aprile 2012, 13:35
  2. Il mio commento a questo…sarebbe talmente lungo da scriverci un libro….credo che l’euro non cadrà semplicemente perchè lo hanno voluto e ora se lo tengono…devono avvenire grandi sconvolgimenti…forse troppo grandi per salutare l’Euro.
    Più che un commento vorrei fare una domanda….ma poi,a noi,interessa qualcosa di questo Euro? io stavo bene anche con la buona vecchia Lira…. ;;)) Ciao!!!

    Pubblicato da FrancescoRoss | 20 aprile 2012, 13:44
  3. Uscire dall’Euro vorrebbe dire, a mio avviso, emarginazione. Vedo l’Italia come una nazione troppo debole, ma non troppo debole come la Grecia o il Portogallo.

    Pubblicato da Giordano Riva | 20 aprile 2012, 14:11
  4. Purtroppo uno dei fondamentali economici che caratterizza la sovranità di uno stato è quello di poter stampare moneta. In fondo la moneta all’interno di uno stato non è nient’altro che una convenzione tra esso stato ed i suoi cittadini che accettano di scambiarsi merci e servizi in cambio di pezzi di carta. Ora succede che il deficit dello stato può esserci se è fatto per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini con strutture e servizi che ne aumentino la qualità della vita: lo stato deve controllare l’emissione di moneta per evitare fenomeni inflattivi e deflattivi e lo fa tenendo sotto controllo che la moneta circolante non sia troppa o troppo poca rispetto alla produzione di beni e servizi; nei casi critici interviene con la tassazione per drenare moneta e/o redistribuirla in modo più equo tra i suoi cittadini. E’ falso dire che in uno stato sovrano le tasse servono per fornire i servizi: le tasse servono a riequilibrare la distribuzione della ricchezza ed a tenere sotto controllo la moneta.
    Allora con l’euro abbiamo perso la sovranità monetaria scegliendo che l’approvvigionamento della moneta avvenga attraverso il libero mercato: questo è il più grande errore commesso dalla politica, delegare al mercato la sorte dei popoli. E’ chiaro che i più forti vinceranno e gli altri saranno oppressi dalla miseria e ridotti a schiavitù come mera forza lavoro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo fare in modo che l’unità monetaria “euro” sia affiancata da una banca europea che possa battere moneta indipendendemente dai mercati ed indirizzare equità e crescita tra i paesi che hanno accettato di far parte della comunità. Questo è il senso di uno stato europeo che significa certamente anche evitare le guerre e le barbarie ma ha per primo scopo il benessere dei suoi popoli.
    Invece assistiamo ancora all’adorazione del “dio finanza” pensando che sarà lui a distribuire la ricchezza mentre è esattamente il contrario: il capitale tende all’accumulo indipendentemente dal benessere dei molti che ne contribuiscono l’ncremento. E’ paradossale ma il capitale è simile ad un virus che divora il corpo ospitante: non si preoccupa che la sua ingordigia e propagazione ucciderà quel corpo , e quindi anche lui, ma solo di espandersi indefinitamente e più rapidamente possibile.
    Meraviglia che il nostro governo sia ignaro di questo pericolo ma forse dopo la degenerazione cui ci ha condotto il demagogo e ricco presidente del consiglio degli ultimi vent’anni, non può che operare come ha fatto per evitare un baratro che la finanza allegra e quella disonesta della globalizzzione hanno provocato.
    E’ però l’ora di invertire la rotta prima che il patto sociale che ci lega, noi cittadini italiani ed europei, non si rompa con la degenarazione e si perpetui l’ennesimo crimine di “guerra”.
    Paolo Zangani
    zangani@teclab.net

    Pubblicato da paolo zangani | 27 aprile 2012, 11:37
  5. Interessantissimo articolo, anche per la farsa dialettica che lo ispira (salva l’inutile e fuorviante battuta, che è proprio fuori luogo). Purtroppo, non da alcuna risposta, mentre lascia chiaramente intendere che più che decidere se uscire o rimanere nell’Euro, necessita definire meglio tutte le condizioni di contorno nei rapporti tra Partners (Stati), su basi più razionali ed equilibrate. Altrimenti continueremo ad avere alcuni Stati (forti) che continueranno a piegare le situazioni solo a loro vantaggio, spesso approfittando della poca attenzione o capacità d’analisi dei ns. rappresentanti. Molte delle regole opportunistiche fissate in tante Direttive ne sono l’esempio eclatante e da correggere.

    Pubblicato da Rinaldo Sorgenti | 27 aprile 2012, 11:45
  6. Ho notato che, in Europa, iniziano a circolare voci sul possibile ritorno alle Monete Sovrane degli Stati Sovrani. Meglio Tardi che Mai ! Prego Notare le Date dei miei Comunicati Originali. Pro-Memoria per una presa di Coscienza. Sempre su Europa e Stati Uniti d’Europa. http://www.studiostampa.com/2010/03/unione-europea-e-stati-uniti-deuropa.html#comment-form

    Pubblicato da Bertollini | 27 aprile 2012, 12:08
  7. Siccome siamo in questa situazione perchè durante il cambio verso l’Euro qualcuno se n’è approfittato… tornando alla nostra vecchia e cara(in termini affettivi e non di valore) Lira… non si richierebbe che qualche furbone farebbe affondare ancora di più la nave?

    Pubblicato da LAULAU | 27 aprile 2012, 12:24
  8. “…….ormai siamo Euro-pei, e che semmai dovremmo dare il nostro contributo per arrivare alla Unione Politica Europea, che dopotutto è stato anche il sogno di italiani come Altiero Spinelli, oltre che del francese Monnet e del tedesco Adenauer. Noi italiani possiamo contribuire a un’Europa Federale in quanto esperti di Rinascimenti e Risorgimenti (l’ultimo, quello di 150 anni, fa è stato il caso di maggior successo dell’Ottocento e tutti si ricordano ancora oggi in Europa di Garibaldi, anche se l’ascolano Sciabolane è meno noto)……Quello che gli inglesi non possono, o meglio non vogliono, capire è che l’Europa per noi non è solo un’idea economica, una currency union”

    “Ma che belle parole”, direbbe un famoso presentatore. Peccato che sia tutta retorica.
    Lo vuole capire o no che i tedeschi non si sentono per niente simili agli Italiani? Che non ci apprezzano come popolo ma solo come “gente allegra” che compra i loro beni? Il tedesco medio pensa dell’Italiano quello che gli italiani pensano dei romeni. I matrimoni si fanno in due. I tedeschi non ci pensano nemmeno ad un matrimonio, per loro l’Europa è un matrimonio di convenienza. E fintanto che loro hanno ragione, perchè in base alle regole attuali NON POTETE OBBLIGARLI ad accolarsi i vostri debiti, occorre che tutta questa bella retorica astratta diventi operativa e fattiva. Così come voi non siete disposti a mettere il vostro conto corrente con un truffatore indebitato, così i tedeschi non vogliono mettere i loro debiti in comune con quelli degli italiani….sorry, sarà per la prossima volta…

    Pubblicato da Luca | 27 aprile 2012, 13:44
  9. L’euro ha le ore contate per un motivo molto semplice: favorisce i paesi forti a danno di quelli deboli. Se ne parla poco perche’ chi dovrebbe decidere la fine dell’euro sono i parlamentari che sono pagati in euro. Ed e’ meglio essere pagati in una moneta forte che in una debole.

    Pubblicato da Cesare Parenti | 27 aprile 2012, 14:22
  10. Condivido. Ho solo un timore rispetto a quanto la Germania voglia “compattamente” un’Unione Politica. A casa loro hanno guardato ben oltre il loro naso nei primi anni 2000, ora se non trovano il coraggio di farlo in Europa, saranno dolori per tutti noi. In merito all’idea e all’identità europea, è una cosa bellissima, a partire da quella preziosa caratteristica ciò che oggi rischia di più, il “welfare state” combinato ai diritti civili.

    Pubblicato da Giacomo Robustelli | 27 aprile 2012, 16:29
  11. Non sono un sapiente economista ma, data l’importanza dell’argomento, ogni commento e/o considerazione può essere utile.
    Il mantenimento della pace, a cui è stato un bene far riferimento, è il valore massimo da non perdere. Se si torna indietro si insidia la pace.
    La soluzione per andare avanti sono piani di specializzazione delle attività produttive in un contesto coordinato di area globale europea, valorizzando le competenze ed i patrimoni di ognuna delle nazioni che la compongono. Occorre iniziare un cammino che porti nel tempo a rendere il livello di fluidità di circolazione delle regole e comportamenti civili al pari del livello di circolazione della Euro moneta. Occorre una rinuncia di sovranità delle nazioni più accentuata di quanto sia stato finora fatto. Le linee dei confini nazionali precedenti devono lentamente dissolversi consentendo una maggiore permeabilità fisica della regole e comportamenti delle persone. Professando il credo del cittadino d’Europa, verso quello del mondo, e scegliendo le migliori regole di indirizzo ed applicative comuni, estese a tutte le ex nazioni, anche l’euro potrà prosperare. Ricordo appena che all’inizio era meno forte di quanto sia oggi rispetto al dollaro.
    Se i cittadini capiranno e per la loro guida sceglieranno uomini di evidente purezza ed adeguata intelligenza, ciò che è stato guida nel mondo verso lo stato di diritto (area europea) potrà continuare ad esserlo.
    Sarebbe la prima volta che una crisi non si risolve con atti di guerra e distruzione. Ma l’uomo come specie capisce il valore della pace? Attenzione, è la terra che ha bisogno delle guerre distruttrici per riequilibrarsi rispetto alle mutazioni rapide a cui la specie umana la sta costringendo. Combattere tale pressione è anche ciò che potrà generare una nuova rivoluzione iper-industriale valorizzando i processi sostenibili.
    Parlate di unione nelle diversità. Unite il meglio di ogni cultura ottimizzando ed integrando ogni processo produttivo di beni e/o di servizi. Valorizzate i migliori e sarete migliori anche Voi. Costruite il cammino verso un mondo totalmente unito ma con il massimo di diversità ed eterogeneità perché tutto ciò è vita e contrasta la morte.

    Pubblicato da Gennaro Antonio Maranzano | 27 aprile 2012, 19:34
  12. Credo che in un momento di crisi, dove risaltano tutte le debolezze del sistema, occorre lavorare e impegnarsi su quelle con idee comuni e condivise da tutti, per essere più forti.
    Sicuramente bisogna essere più uniti, e avere politiche fiscali, economiche, e non solo, condivise.
    Il grande problema, forse, sono le differenze culturali e strutturali fra i paesi, in particolar modo tra nord e sud.
    Il problema, secondo me, è che si può perdere la vicinanza col cittadino. Basta guardare i nostri politici…

    Pubblicato da Tommaso | 1 maggio 2012, 19:50
  13. Per chi abbia voglia di capire la tesi tecnica di Catherine Dobbs su come si possa uscire dall’euro senza provocare il panico sui mercati, consiglio di documentarsi; è interessante. Una breve sintesi, avulsa da facili ironie, la trovate su http://www.businessweek.com/printer/articles/17212-unscramble-the-euro-omelet-dot-win-400-000
    Sembra infatti chiaro che questa unione a metà non funziona, quindi o si riesce a convincere al Germania che non può giovarsi del benefit di un euro relativamente debole per avvantaggiare il suo export- senza pagare parzialmente il conto con gli Eurobond, oppure è meglio pianificare un uscita collettiva dall’euro. Quello di Catherine Dobbs sembra un contributo tecnico più intelligente di altri nel caso in cui si debba percorrere questa eventualità.

    Pubblicato da Enrico Traino | 4 maggio 2012, 18:00

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