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Autori One Euro, Stati Uniti

Obama contro Obama. Il destino di un presidente.

Il blog ospita oggi un contributo di Mario Margiocco, editorialista del quotidiano il Sole 24 Ore. Mario Margiocco è autore dell’e-book “Obama contro Obama“, pubblicato da Fazi Editore per la collana “One Euro”.

Per molti europei l’immagine più forte di Barack Obama è rimasta quella della sera del 4 novembre 2008, al Grant Park di Chicago, l’immagine del discorso della vittoria.
«Ecco, questa è l’America», diceva Barack Obama offrendosi come testimonial di un paese capace di miracoli. Il primo presidente afroamericano in un paese in cui milioni di persone ricordano ancora benissimo quando un nero viaggiava in fondo all’autobus e non veniva servito in molti ristoranti.
Da quel discorso sono trascorsi tre anni e mezzo di governo, e l’atmosfera è molto cambiata. Alla poesia della campagna elettorale 2008 si è sostituita la prosa della gestione del potere. E a voler essere caustici, si può ricordare quello che l’attore Matt Damon, quattro anni fa cruciale supporto a Hollywood del sistema-Obama, diceva nel marzo 2011, ironizzando sul titolo del libro-manifesto scritto dal presidente per preparare la sua campagna elettorale: The Audacity of Hope, ‘l’audacia della speranza’. «I no longer hope for audacity», ‘non riesco più a sperare nell’audacia’, ha detto l’attore, che a fine dicembre 2011 definiva Obama un «presidente da un solo mandato».

Non è affatto detto. Il suo ormai certo sfidante Mitt Romney ha vari e vistosi punti deboli, sia nello scarso appeal personale sia nella confusione di idee di cui il Partito Repubblicano è vittima, mai disposto a riconoscere le colpe del mercato e quindi incapace di spiegare la crisi finanziaria incominciata nel 2007-2008. Anche per questo il titolo del libro, Obama contro Obama. Il destino di un presidente, ricorda che l’attuale leader degli Stati Uniti dovrà competere prima di tutto con se stesso: l’Obama di quattro anni fa pieno di promesse, «hope and change», contro l’Obama di oggi, scarso di realizzazioni. Vista dall’Italia, per chi riesce a distrarsi dai guai locali ed europei, la scena americana appare in genere più rosea: Obama ha fatto la riforma sanitaria, ha fatto la riforma finanziaria, ha tenuto a bada lo strapotere di Wall Street e in particolare delle sue lobby più potenti, quella finanziaria e quella sanitaria.
Questa è la storia ufficiale. La realtà, che anche giornali amici come il «New York Times» e media certo non di destra come l’«Huffington Post» raccontano ogni giorno, non è esattamente questa.
La riforma sanitaria è una mezza riforma, concordata con tutte le lobby, che compie alcuni passi in avanti, ma resta carica di compromessi, farraginosa, e non piace alla netta maggioranza degli americani. Un errore, l’ha definita il potente deputato democratico Barney Frank, uomo-chiave di Obama al Congresso.
Un errore anche perché nel 2009 e 2010 sarebbe stato necessario investire tutte le energie per risanare il fronte finanziario, riscrivere le regole, e sostenere la nazione alle prese con la più grave crisi economica della sua storia, peggiore di quella del 1929. E la sanità ha distratto da questo sforzo. La riforma finanziaria, la legge Dodd-Frank, c’è, ma è ancora in gran parte da scrivere nei regolamenti applicativi, ed è ingarbugliata, piena di scappatoie ed eccezioni. Un terreno aperto per tutti i lobbisti.
La sanità è solo semi-riformata. La finanza lo è assai poco. E gli interessi particolari non sono mai stati così al cuore del potere.
Il peccato originale di Obama, come lo chiama Frank Rich, già opinionista del «New York Times», è l’aver affidato l’economia e la finanza agli stessi uomini che avevano guidato la nazione nel baratro. Lawrence Summers, stratega economico dei primi due anni; Tim Geithner, ministro del Tesoro, e decine, centinaia di altri, spesso provenienti da Wall Street e quindi di casa nelle grandi banche.
Perché Obama lo ha fatto, dopo una campagna di segno contrario? Il libro offre alcune risposte, prima fra tutte la sottovalutazione della crisi.
Questa politica non piace a decine di milioni di elettori, ma Mitt Romney offre un’alternativa? No.

Per questo la sfida sarà prima di tutto quella di Obama contro Obama. E se l’economia regge, se la disoccupazione non riprende a salire, ci sono sufficienti probabilità che il presidente rimanga in sella per altri quattro anni.

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Discussione

6 pensieri su “Obama contro Obama. Il destino di un presidente.

  1. Non sono un politologo, sebbene abbia studiato Scienze Politiche, per cui la mia opinione deriva da quel poco che ho studiato e quel che vedo. E la mia opinione è che – qualora vincesse – potremmo davvero valutare l’operato di Obama alla luce del secondo mandato. Allora, infatti, non avrà più nulla da perdere e starà a lui scegliere se vorrà consegnare alla storia un’immagine da riformatore o da ennesimo flop presidenziale. Perché sbagliare (consapevolmente o no) è concesso a tutti, perseverare – credo – a nessuno.

    Pubblicato da MartinRua | writer (@Martin_Rua) | 8 Mag 2012, 14:02
  2. Il problema è che come nel resto del mondo, anche negli Stati Uniti, le scelte non sono frutto della politica. E’ un problema generale, uno spettro, la politica, che si aggira per il mondo.

    Pubblicato da Massimo Carletti | 8 Mag 2012, 14:45
  3. Hai perfettamente ragione Massimo ed aggiungo che Obama, per quanto visto fino a ora, è uno spettro di cio’ che aveva promesso di essere. Grazie

    Pubblicato da Giordano Riva | 8 Mag 2012, 23:57
  4. rispondo a caldo sulla lettera del secondo libro “chi comanda Obama o Wall Street?”
    Come al solito quasi tutti i grandi economisti che al momento non erano nella stanze dei bottoni a dire che se l’aspettavano le crisi. A parole e dopo che i fatti sono successivi sono tutti bravi a fare i profeti!
    ma perché non hanno agito concretamente o usato la loro influenza? Possibile che nessuno gli abbia ascoltati? anche chi comanda sapeva che i castelli di sabbia finanziaria non avrebbero retto per molto…

    Pubblicato da Tommaso | 15 Mag 2012, 23:30
  5. Stavo leggendo twitter e ho appreso questa notizia, scusate ma la devo condividere con voi.
    (AGI) – Washington, 15 mag. – C’e’ imbarazzo alla Casa Bianca perche’ Barack Obama ha un conto corrente da un milione di dollari presso la banca ‘JpMorgan Chase’, la stessa che il stesso presidente ha accusato di tradire la fiducia dei suoi investitori (incluso se sesso, quindi) dopo che l’istituto ha perso 2 miliardi di dollari in alcune operazioni ad altissimo rischio su derivati. Operazione che aveva indotto Obama a chiedere nuove regole piu’ rigide per le banche. La maggior parte della richezza di Obama non viene dal suo stipendio, appena 400.000 dollari lordi annui, ma dalle royalties dei suoi libri a partire dall’autobiografia di successo

    http://www.agi.it/estero/notizie/201205152300-est-rt10317-usa_2012_obama_ha_un_conto_corrente_da_1_milione_da_jpmorgan

    Pubblicato da Gianfranco | 15 Mag 2012, 23:39
  6. Ho un paio di dubbi, che rivolgo in particolar modo all’editore Elido Fazi:
    Non ho capito cosa significa che ci doviamo preoccupare della privatizzazione del settore bancario della Poste Italiane ? (in Comanda Obama o WallStreet?)

    E poi, si sta creando una bolla speculativa sui titoli di debito italiani, attraverso l’immissione di liquidità e assenza di inflazione (sempre (in Comanda Obama o WallStreet?)

    grazie
    Tommaso

    Pubblicato da Tommaso | 17 Mag 2012, 18:30

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