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Autori One Euro, Geopolitica

Il Cairo alla vigilia del voto

Secondo giorno di voto per l’Egitto. ll blog “One Euro” ospita un contributo di Antonio Badini, ex-ambasciatore al Cairo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo e rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7.

Ieri e oggi 52 milioni di egiziani hanno il diritto di tornare alle urne per Egitto Elezionieleggere il successore di Hosni Mubarak, che per oltre trent’anni ha regnato nel paese con i poteri di un Faraone. Ma non si sa quanti vorranno usufruire del loro diritto. La votazione degli egiziani all’estero ha rivelato una bassa partecipazione, con un’affluenza  di poco inferiore al 25 per cento. Per quanto ridotto, il campione ha confermato un voto diviso tra i candidati più accreditati: (Abul Fotouh, Morsi, Moussa e Shafiq), cui si è aggiunto un outsider che ha fatto piacere a molti intellettuali, Hamdin Sabahi, fondatore di Al karama (la Dignità), il quale gode del consenso dei nasseriani e in genere della sinistra. Sabahi sembra sia risultato addirittura il primo degli eletti dalla comunità egiziana che vive nei paesi europei, soprattutto in Francia, Italia e Regno Unito.

Secondo gli analisti locali, però, i cittadini residenti in Egitto sceglieranno il primo presidente eletto democraticamente tra quattro candidati. Due Islamisti: il candidato del Partito della Giustizia e Libertà, Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, e il più moderato Abdel Monem Abul Fotouh (uscito dai ranghi della Confraternita in coincidenza all’apertura delle liste, quando i “Fratelli” avevano deciso di non presentarsi alle elezioni per non dare l’impressione di giocare all’asso pigliatutto); e due dello schieramento laico: uno, Amre Moussa, definibile liberale, e l’altro, Ahmed Shafik, ex Ministro e per pochi giorni primo Ministro, che non fa mistero della sua lealtà al vecchio regime.

Qui al Cairo i pronostici danno per favorito Amr Moussa, ex Ministro degli Esteri ed ex Segretario Generale della Lega Araba, che ha preso invece una qualche distanza dal vecchio regime, così come ha fatto Abul Fotouh rispetto ai fratelli Musulmani. Entrambi i candidati appaiono impegnati a riconciliare la società egiziana presentandosi come fautori di una solidarietà da ricostruire in nome degli interessi della nazione, di uno sviluppo meno disuguale e di una maggiore giustizia sociale. Abul Fatouh richiamandosi ai principi e agli insegnamenti dell’Islam, che non implicano necessariamente una applicazione restrittiva della Sharia (la legge divina); Amr Moussa ispirandosi piuttosto ai valori liberaldemocratici e a una politica vicina all’Europa, salvo criticarne il sostegno – da lui giudicato troppo tiepido – al processo di pace arabo-israeliano.

Se l’elettorato dovesse propendere per una politica di “riconciliazione”, il vincitore delle elezioni sarà uno di questi due candidati, con Moussa certamente più vicino all’Occidente e in particolare all’Italia, di cui si è manifestato amico (anche se non apprezza la nostra più recente posizione di appiattimento su Israele). Non manca, però, chi si attende invece una prevalenza di elettori preoccupati di rafforzare il proprio schieramento politico-ideologico. Secondo questi commentatori, è piuttosto difficile che le ferite lasciate dagli atteggiamenti settari che hanno caratterizzato il periodo, decisamente lungo, della transizione alla democrazia si rimarginino in tempi brevi. L’elezione sarebbe quindi, dal quato punto di vista, una partita a due: il radical-islamista Morsi o il laico, efficientista e pragmatico Shafiq – con il primo di poco favorito.

Tuttavia, è molto improbabile che uno dei candidati superi il 50 per cento dei voti regolarmente espressi; è perciò verosimile che si andrà al ballottaggio, già fissato per il 16 e 17 giugno. L’auspicio di molti è che nel rush finale vi sia almeno uno dei due laici in corsa, possibilmente Amr Moussa. È lui l’uomo che sembra possedere i giusti requisiti per tentare una equilibrata guida del paese, avendo a mente le aspettative di potere sia degli islamisti, che dominano il Parlamento, sia delle forze armate, custodi della sicurezza nazionale e della continuità storica dell’Egitto. Quello che è indubbio è che l’Egitto rimane un perno fondamentale della stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Il futuro dell'egittoAntonio Badini è autore del libro “Il futuro dell’Egitto, in uscita nella collana One Euro. Nel suo libro, ci aiuta a comprendere le rapide trasformazioni in corso in Egitto, tracciando un quadro che va dallo scoppio della miccia della rivolta popolare alle incognite di una giovane Repubblica ancora priva di Costituzione, passando per il lungo braccio di ferro tra i Fratelli Musulmani e i vertici militari.

Badini, ex-ambasciatore al Cairo, è stato anche direttore generale per il Medioriente e Mediterraneo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo, rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7, ambasciatore d’Italia ad Algeri, Oslo e Il Cairo.

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2 pensieri su “Il Cairo alla vigilia del voto

  1. Grazie per la segnalazione

    Pubblicato da fazieditore | 22 maggio 2012, 15:03

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  1. Pingback: ISIAMED – Istituto Italiano per l'Asia e il Mediterraneo » Blog Archive » Il futuro dell’Egitto: Democrazia islamica o nuovi Faraoni? - 22 maggio 2012

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