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Economia, Europa, Geopolitica

Meno di un minuto a mezzanotte?

Joschka Fischer

Joschka Fischer

Sul «Corriere della Sera» è apparsa un’intervista al leader dei Verdi tedeschi, Joschka  Fischer, che ricordiamo come popolare ministro degli Esteri nel governo rosso-verde di Schröder tra il 1998 e il 2005. Nell’intervista, dall’inquietante titolo “La Germania non affondi l’Europa“. Sarebbe la terza volta in cent’anni”, si legge:

«Sarebbe una tragica ironia se la Germania unita, con mezzi pacifici e le migliori intenzioni, causasse la distruzione dell’ordine europeo una terza volta. Eppure il rischio è proprio questo. Lo sappiamo sin dalla crisi del 1929 che l’austerità in una fase di crisi finanziaria porta solo a una depressione. Sfortunatamente, sembra che i primi a dimenticarlo siamo proprio noi tedeschi».

Anche lui è convinto che manchi solo un minuto a mezzanotte. «Non abbiamo più molto tempo, parlo di settimane, forse di pochi mesi» – Fischer è favorevole agli eurobond. «Non si tratta di europeizzare l’intero debito, ci sono proposte interessanti sul tavolo.La Germania deve garantire con il suo potere economico e le sue risorse la sopravvivenza dell’Europa. Nel 1781 c’era una situazione simile in America. Cosa fece Alexander Hamilton? Federalizzò il debito degli Stati, in bancarotta per le spese contro gli inglesi. In gioco è il ruolo globale dell’Europa nel XXI secolo. Vogliamo averne uno?».

Il rischio, se non si fa l’Unione Politica, è che l’Europa diventi come Venezia, ridotta a un bellissimo museo all’aperto, oppure come Genova, che per un breve periodo, nel XVI secolo, era diventata la capitale finanziaria del mondo. Fischer non è d’accordo con Angela Merkel sull’elezione di un presidente europeo. Secondo lui non porterebbe a nulla: «Avrebbe molto più senso se le maggioranze e le opposizioni parlamentari di ogni Stato dell’Eurozona fossero rappresentate in una Eurocamera, dove discutere direttamente, con tutta la legittimità necessaria, l’attenzione mediatica e il coinvolgimento delle popolazioni. Non sarebbe più una creazione esterna come l’Europarlamento, che potrebbe diventare Camera bassa, mentre i leader nazionali sarebbero membri del governo europeo».

Si può essere o non essere d’accordo con Fischer. Io preferirei, per il suo valore simbolico, l’elezione diretta di un presidente degli Stati Uniti d’Europa, come sostengono la Merkel e Wolfgang Schäuble, perché solo attraverso un governo e un presidente eletto potremo ritrovare un simbolo di sovranità, che ormai, negli Stati nazionali, è perduta. Esclusivamente in questo modo potremmo cercare di salvare o ricostruire un welfare europeo e raccogliere le risorse finanziarie per iniziare una nuova crescita, non solo più competitiva, ma più armoniosa (e aggiungerei parsimoniosa), concentrata soprattutto sulla cultura e sulla conoscenza, sulle energie alternative, sui trasporti comuni (che vadano al di là dell’automobile individuale e dei disgustosi SUV che infestano le nostre città). Il problema è che in Italia il premier non-eletto Mario Monti è assente sulle questioni politiche, ritiene che non ci sia bisogno di Stati Uniti d’Europa, nonostante questa non sia la linea del nostro Parlamento, il quale a gennaio ha approvato una mozione affinché il governo, in parallelo con il Fiscal Compact, dia impulso a «un processo costituente verso un’unione politica dei popoli europei». E noi siamo stati derubati persino dei luoghi deputati a discutere di queste cose.

Mi piacerebbe che l’Italia suggerisse come sede per la presidenza degli Stati UnitiPresidente della Repubblica d’Europa il Quirinale, la più bella reggia del vecchio continente. Il Quirinale è stato fino al 1870 la residenza del papa e la sua bellezza e imponenza appare oggi eccessiva per il nostro presidente. Napolitano, credo, sarebbe d’accordo con me. Lo ricordo bene in prima fila quando nel 2006 la Fazi Editore presentò a Roma il libro del leader belga Guy Verhofstadt, Gli Stati Uniti d’Europa, con una prefazione di Giuliano Amato e Romano Prodi. Alla cena che avevo organizzato mi trovai seduto a fianco di quest’ultimo e di sua moglie. Ricordo bene le conversazioni, soprattutto sulla politica italiana – mancava meno di un mese alle elezioni e sembrava che il berlusconismo avesse le ore contate e che Prodi avrebbe stravinto, cosa che poi non si verificò . Il libro sosteneva l’importanza e la necessità di rilanciare la coscienza di cosa fosse l’interesse comune europeo in un mondo sempre più globalizzato. «Un mondo in cui sarebbe illusorio credere che uno Stato, anche grande, anche forte, possa affrontare le nuove sfide basandosi sulla competitività, l’internazionalizzazione o anche la solidarietà, ma tralasciando l’Europa», come dicevano nella prefazione Prodi e Amato.

Pensavo e speravo che anche in Italia si potesse cominciare a trovare un’agorà dove discutere di questi temi. Ma il libro, nonostante il grande lancio, passò quasi inosservato. E la situazione oggi in Italia non è cambiata, anzi è peggiorata, con un silenzio assordante di Bersani e di altri leader della sinistra sul tema del federalismo europeo. La corruzione dei politici sta portando alla morte della politica, intesa in senso alto e disinteressato, come la vedeva Aristotele, tanto per capirci. La crisi mostra l’inconsistenza degli Stati nazionali e in un mondo già economicamente sovranazionale, anche se non dal punto di vista politico, la sinistra sembra essersi ficcata in un vicolo cieco. Ma se manca l’aria nelle sedi dei partiti tradizionali, nella Rete le cose non sembrano diverse, con il capo del Movimento 5 stelle, Grillo, che urla ogni giorno che bisogna uscire dall’Euro, senza mai spiegare perché e senza chiarire quali sarebbero i vantaggi. Ma cosa pensano i ragazzi e le ragazze del Movimento? Sono davvero d’accordo con Grillo? Se Grillo vincesse le elezioni, passerebbero alla storia come gli affondatori del più grande e ambizioso progetto globale del XX secolo. Almeno in Francia le cose sono più chiare. Il 20 per cento dei francesi vuole uscire dall’euro (e quindi dall’Europa), però votano Marine Le Pen, e mi sembra legittimo. Immaginare un’Italia e un’Europa diversa richiede ingegno, fantasia, superamento dei soliti conformismi e, soprattutto, grande libertà e indipendenza.

Elido Fazi

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Discussione

4 pensieri su “Meno di un minuto a mezzanotte?

  1. Sinceramente non capisco l’apprezzamento per un uomo di spettacolo come Beppe Grillo. E’ assolutamente condivisibile pensare che oltre alle urla e i comizi non ci sia un reale programma politico. Forse dirò una cosa che potrà infastidire o potrà non esser condivisa, ma Grillo sembra somigliare più a Berlusconi che a un vero Politico.

    Pubblicato da Gianfranco | 2 giugno 2012, 21:08
  2. Sono un “grillino” e penso che l’euro sia stato il più grande ambizioso errore del XX secolo. In Francia le cose sono chiare perchè esiste maggior trasparenza a livello politico e sociale. Vogliamo parlare di altre e nuovo soluzioni? Parliamone.

    Pubblicato da Alberto Cariston | 3 giugno 2012, 21:36
    • Certo Parliamone. E’ legittimo considerare l’uscita dall’Euro e il ritorno alla lira, ma dovremmo capire i vantaggi e gli svantaggi di questa scelta. Cosa succederebbe alla nostra economia? Certo che con Maastricht così come è l’Italia ha perso competitività, basti guardare al peggioramento continuo della nostra bilancia dei pagamenti

      Pubblicato da elido | 4 giugno 2012, 13:48
  3. Dobbiamo tutelare il progetto Europa ed Euro ma, come ho detto in un precedente commento, sono per un’Europa Federale, non un’ Europa tedesca.

    Pubblicato da Alfonso Moscarini | 4 giugno 2012, 20:29

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