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Economia

L’Europa è più sana di quanto sembri

Ignazio Visco

Ignazio Visco

Ignazio Visco, nella sua prima relazione annuale come governatore della Banca d’Italia, ha confermato quello che abbiamo scritto a più riprese negli ultimi mesi.

– Nonostante tutto, se l’Europa fosse una federazione di Stati, sarebbe più sana di altre aree:

«Se si guardasse all’area dell’euro come a un’entità unitaria, nella forma ad esempio di uno Stato federale, non emergerebbero allarmi sulla tenuta del suo impianto monetario e finanziario, pur nella preoccupazione per le ripercussioni della crisi su ciclo economico, intermediari e mercati. L’economia dell’area dell’euro è da tempo integrata; comprende oltre 300 milioni di cittadini, quasi 20 milioni di imprese. Considerata nel suo insieme, ha conti con l’estero bilanciati; un disavanzo e un debito del settore pubblico previsti quest’anno poco sopra, rispettivamente, il 3 e il 90 per cento del PIL; famiglie con una ricchezza finanziaria lorda che è 3 volte il loro reddito disponibile annuo e un indebitamento pari al reddito; un debito finanziario aggregato delle imprese pari al prodotto di un anno. Sono dati che configurano un’economia solida ed equilibrata, per molti aspetti più di altre aree avanzate del mondo».

Diplomaticamente Visco non ricorda che il debito pubblico americano in rapporto al PIL è superiore al 100 per cento e che la bilancia dei pagamenti americana ha un enorme deficit (-473), mentre quella aggregata dell’Eurozona registra un surplus. Come garbatamente scrive il nuovo governatore della Banca d’Italia, l’Europa «ha conti con l’estero bilanciati».

– Purtroppo, però, l’Europa federale ancora non esiste. Visco ci ricorda che chi ha voluto l’euro puntava molto più in alto:

«Ma un’unione politica in Europa ancora non c’è. Questo rende alla lunga l’unione monetaria più difficile da sostenere; sono necessari passi avanti concreti nella costruzione europea; va definito un percorso che abbia nell’unione politica il suo traguardo finale, scandendone le singole tappe. Vanno ricordate le parole di Tommaso Padoa-Schioppa alla vigilia del changeover dalla lira all’euro: “L’insidia è di credere che l’euro sia l’ultimo passo, che l’Europa unita sia ormai cosa fatta. Chi più fortemente volle la moneta unica, la volle perché aiutasse a compiere altri passi, non perché fosse l’ultimo”. Si devono rammentare le ragioni originarie fondamentali del progetto europeo, anche in sfere che trascendono l’agire economico».

– Alcuni paesi come la Germania e l’Olanda hanno beneficiato della stabilità dell’euro, altri, come l’Italia, meno:

«L’unione monetaria europea ha suggellato in questi anni l’integrazione economica, rilanciandola. I paesi tradizionalmente più virtuosi hanno dato al resto dell’area un contributo speciale: l’esempio di buone politiche, oculate nella spesa pubblica e attente alle necessità di un sistema produttivo strutturalmente competitivo, di una concordia nazionale di fondo intorno agli obiettivi della stabilità dei prezzi e della coesione sociale. Hanno beneficiato di una valuta forte ma non sopravvalutata, dell’assenza di svalutazioni competitive, di un mercato più ampio di quello nazionale, di facile accesso. I paesi, come il nostro, che venivano da ripetute crisi inflazionistiche e valutarie ne hanno ricavato prezzi stabili e tassi d’interesse bassi, due fondamentali precondizioni di sviluppo economico. Ne abbiamo profittato poco.

Inerzia politica, inosservanza delle regole e scelte economiche errate hanno favorito l’emergere di squilibri interni, a lungo offuscati dall’euro e ignorati dai mercati, che rischiano oggi di mettere a repentaglio l’intera costruzione».

In altre parole, chi ha costruito Maastricht era convinto che l’Eurozona sarebbe stata tutta ugualmente competitiva verso il resto del mondo. Non è stato così. Grazie ai bassi tassi di interesse sui nostri BTP e Buoni del Tesoro lo Stato ha risparmiato, ma i guadagni sono stati sprecati nel modo più vergognoso: sono state le imprese a pagarne il prezzo più alto, perdendo competitività.

Per capire gli squilibri nati in questo modo, è necessario fare una breve storia della bilancia dei pagamenti italiana e tedesca, partendo dal 1992, dopo che Ciampi e Amato bruciarono gran parte delle riserve per difendere la lira, prima di capitolare e lasciarla svalutare del 20 per cento. Quell’anno, sia la Germania (-23 miliardi, valore in dollari) che l’Italia (-34) avevano un deficit nella parte corrente della bilancia dei pagamenti. Dopo la svalutazione, l’Italia recuperò competitività (con un surplus di 12 miliardi nel 1993), mentre la Germania rimase con un deficit di 19 miliardi. L’inflazione non ne risentì più di tanto. Vediamo poi cosa è successo in seguito, prima dell’introduzione dell’euro:

                        Italia               Germania

1994               +14                 -30,5

1995               +23                 -29,5

1996               +40                 -14

1997               +33,7              -10

1998               +19,7              -16,3

1999               +8,2                -26,8

2000               -5,8                 -32,5

E dopo l’euro

2002               -9,4                 +40,5

2003               -19,6               +46,2

2004               -16,2               +127,8

2005               -29,4               +142,8

2006               -48,1               +188,4

2007               -51,6               +253,7

2008               -78,8               +245,7

2009               -67,1               +163,2

2010               -58,2               +200,1

(in miliardi di dollari)

Conclude Visco:

«Si avverte la mancanza delle fondamentali caratteristiche di una federazione di Stati: processi decisionali che favoriscano l’adozione di politiche lungimiranti, nell’interesse generale; risorse pubbliche comuni per la stabilità finanziaria e per la crescita; regole davvero condivise e azioni concordate e tempestive sul sistema finanziario e sulle banche. Sono compiti e condizioni che esorbitano dalla sfera d’azione del sistema europeo di banche centrali: investono responsabilità politiche, nazionali e comunitarie. L’eurosistema e la Banca Centrale Europea non possono essere chiamati a farsene carico; possono colmare vuoti temporanei d’azione, contribuire alle analisi e al disegno delle politiche. Nell’ultimo triennio, sotto la spinta delle tensioni sui mercati, sono stati fatti passi importanti per rafforzare la governance dell’area. Ma i processi decisionali, condizionati dal metodo intergovernativo e dal principio dell’unanimità, sono ancora lenti e farraginosi. Serve un cambio di passo».

Elido Fazi

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Discussione

17 pensieri su “L’Europa è più sana di quanto sembri

  1. D’accordo con una Europa Federale, ma non con una “Europa tedesca”. Penso che ogni nazione debba avere una sua autonomia specifica e non dipendere in toto dal potere centrale. Non voglio essere un suddito.

    Pubblicato da Alfonso Moscarini | 4 giugno 2012, 20:26
    • In tutti i Paesi, democratici e non, sono le forti economie che riescono ad essere egemoni, quindi è inutile appellarsi ad orgogli nazionalistici che poco hanno a che fare con lo sviluppo di una Europa ubita ed integrata.
      Del resto non mi pare che dall’introduzione dell’Euro il nostro Paese si sia prodigato nell’approvare quelle riforme atte a ridurre l’evasione, ad eliminare la corruzione, a rendere efficiente la Pubblica Amministrazione, ad eliminare gli sprechi, e si potrebbe continuare a lungo.

      Trovare alibi e dire che è colpa della Merkel e che i Greci vanno salvati non mi pare corretto.
      In Grecia non hanno avuto un terremoto ma hanno sperperato risorse per lunghi anni ed ora dovrebbero correre tutti ai ripari?

      Pubblicato da Mario Turco Liveri | 6 giugno 2012, 10:11
    • Giusta osservazione, non è bene essere sudditi della Germania…….quando già in patria siamo vergognosamente sudditi!

      Pubblicato da Carlo | 6 giugno 2012, 10:19
    • La scelta è tra libertà e felicità. Anche gli schiavi possono essere felici. Se si fa un censimento, speriamo di trovare il terzo per il tresette.

      Pubblicato da antoniochedice | 6 giugno 2012, 10:53
  2. Un’Europa che lascia la Grecia e il popolo greco senza medicine non merita di chiamarsi Europa. E se lo consentiamo, non meritiamo di chiamarci europei, perchè io credo in questo progetto, credo in questo sogno unitario scevro da soli interessi economici e politici.

    Pubblicato da Cristiano | 4 giugno 2012, 21:43
  3. Che il nuovo super bollo voglia riequilibrare la partita Italia-Germania?

    Pubblicato da Francesco | 6 giugno 2012, 10:11
  4. Vogliamo l’europa dei cittadini per i cittadini, NON l’europa di banche e bankieri, dei Bilderberg e dei Trilater!

    Pubblicato da csrepository | 6 giugno 2012, 10:20
  5. Interessante ed utilissimo questo articolo.

    Visto l’andamento della Bilancia dei Pagamenti (Italia e Germania) è evidente l’urgenza di spingere per un’integrazione Federalista Europea (ma che non la “grande Germania”) ed il nostro Governo dovrebbe porre con maggiore forza questa necessità sul tavolo dei negoziati, con la minaccia che se questo non si avvia prontamente, l’Italia sarebbe pronta ad uscire dall’Euro.

    Visto i numeri sopra indicati dei tedeschi, è prevedibile che non vogliano ancora traccheggiare, imponendo le loro regole.

    Pubblicato da Rinaldo Sorgenti | 6 giugno 2012, 10:23
  6. con i numeri, le statistiche ,i grafici possiamo dire tutto e il contrario di tutto.La realtà è che l’Europa sta a pezzi,basta andare in giro per accorgersene. Riguardo poi i parametri di Maastricht e i tetti vari, vorrei ricordare che il Giappone ha un debito pubblico del 200% in rapporto al PIL e ,tranne problemi congiunturali tra l’altro causati negli anni da una politica economica da loro stessi riconosciuta sbagliata ovvero come quella europea di oggi ,cioè restrittiva e non espansiva, è un paese sano e i titoli pubblici loro a 10 anni hanno tassi di interesse minori di quelli tedeschi.
    quindi non riempiamoci la bocca di rapporto Debito /PIL di decifit etc.
    Gli stati non sono famiglie.non devono stare in pareggio ma in perenne deficit altrimenti il benessere degli ultimi 150 anni a livello mondiale ce lo saremmo sognato.
    GIAMPIERO

    Pubblicato da giampiero | 6 giugno 2012, 10:25
  7. Diciamo che il vero problema è una struttura di coesione a livello politico e fiscale che tuteli gli interessi comuni nel rispetto delle identità dei singoli Stati. Insomma una vera Europa, non solo fatta di interessi personali e carta monetaria!!

    Pubblicato da Alessandro | 6 giugno 2012, 12:14
  8. Gli Stati Uniti d’Europa sono una buona idea, peccato che sia il contrario di quello che vogliono i tedeschi e in parte i francesi da settanta anni (Perroux, nazista francese, voleva la moneta unica come strumento di controllo dell’Europa meridionale, e così hanno pensato e deciso in tanti, passando per Jacques Attali e tanti altri tedeschi).
    Infatti si sono guardati bene dal creare l’unità politica e fiscale VERA che era necessaria per avere una moneta unica che non penalizzasse nessuno… PRIMA USCIAMO DALL’EURO E MEGLIO E’, poi potremo parlare di Stati Uniti d’Europa! Da falliti, ai piedi della Germania, viene malissimo!!!

    Pubblicato da Cesarito | 6 giugno 2012, 13:50
  9. per Cristiano e Carlo. Io VORREI ESSERE GOVERNATO DALLA GERMANIA !!
    se siete contrari, forse siete complici della classe politica che da almeno 60 anni mi tiene schiavo, Regalando soldi al meridione. (leggete “Il sacco del nord” di Luca Ricolfi. Non di Bossi. E, ancora, “Luigini contro contadini” di Gabrio Casati)
    dal sito VLOGANZA.TV che segnalo :

    il gelataio05 giugno 2012 19:09
    Mi piacerebbe raccontare la mia storia.Nel 2004 ho aperto una gelateria a Ermopoli nell’isola di Siros , capitale delle Cicladi (Mykonos,Santorini per capirci) circa 20000 abitanti.Ho venduto tutto nel 2008 e sono tornato in Italia.Nel 2008 l’isola aveva 1800 dipendenti pubblici con stipendi da 2200 euro in su fino 9000-10000 del magistrato locale ( il nostro sindaco) questo alimentava attraverso il debito pubblico un sistema che portava le attività private a prezzi stellari (oltre al turismo),una margherita 9 euro un gelato piccolo 3 euro.C’erano 11 concessionarie e una rivendita della mcculloch motoseghe .Per chi non conoscesse le cicladi consiglio di visitare un sito ufficiale ,un albero non si trova neanche per sbaglio.Tutte queste attività ovviamente a debito a poco costo una assoluta novità per i Greci,come per gli Italiani.Ora mi chiedo era veramente così impensabile un tracollo della Grecia?

    Cinico Senese05 giugno 2012 21:02
    Aggiungo a quello che dice gelataio, settimana scorsa sono andato ad Atene, accompagnando un parente per suoi businnes. Mi hanno presentato greco che, semplice impiegato della corrispondente enel greca è andato a 56 anni in pensione con 2800 euro/mese. Ora gli hanno tagliato 1000 euro la pensione. I ristoranti ad Atene sono vuoti ma hanno prezzi stratosferici, un carpaccio di salmone 80 euro, un primo 30! non ho visto in giro barboni o bambini denutriti. Però se vai fuori Atene non vedi come da noi capannoni, cioè non ci sono attività produttive. Dai! uno stato così deve per forza fallire”

    Pubblicato da daniele | 6 giugno 2012, 14:28
  10. Questo e il precedente intervento (meno di un minuto a mezzanotte?) li trovo particolarmente efficaci, perché spezzano la congiura del silenzio, largamente diffusa fra gli intellettuali italiani : ahimè, i temi dell’Europa politica non sono in.
    GBZ

    Pubblicato da G.B. Zorzoli | 17 giugno 2012, 14:52
  11. Io capisco poco di economia, so solo che, in queste condizioni, dopo 30 anni di lavoro è impossibile portare avanti una piccola impresa, non per mancanza di lavoro ma per gli oneri imposti dallo Stato e dalle banche. La pressione fiscale è impossibile 60%, le banche, che si sono sempre fatte pagare molto, ora cercano di chiudere i fidi. Morale della favola la pressione fiscale e bancaria si porta via il 90% degli utili., sostanzialmente lavoriamo e rischiamo per lo Stato e le banche. Non si può continuare in questo modo, l’esasperazione può portare a gesti estremi , il suicidio o l’omicidio per intenderci. Io non so perché solo recentemente si parli di spread di dominio economico di uno Stato sull’altro. Quando le cose sono troppo complicate, incomprensibili per la gente, c’è qualcosa che non va. Mi ricorda vagamente i misteri della Chiesa che inchiodavano i fedeli nell’ignoranza per poterli soggiogare e sfruttare.”Quando il soldino cade nella cassetta l’anima in cielo sale benedetta” , cosi recitava, negli anni 50, un manifestino affisso sui portoni di alcune chiese . Ora questo linguaggio troppo tecnico mi pare riservi un inganno ancora più grande, non più la Chiesa ma un altra istituzione si sta facendo beffa del popolo, si tratta delle banche e dei banchieri che hanno voluto l’Euro. Mi fanno un po arrabbiare tutti questi economisti che, in TV nei talk show , suonano la stessa musica all’unisono ” Spread, debito pubblico, Germania…” ; non ce n’è uno che faccia una proposta alternativa, che attacchi le banche, la privatizzazione e comunque il sistema finanziario che ha creato questa presunta crisi. Non c’è nessuno economista , nessun bocconiano, che sostenga la necessità di ridare agli Stati il potere di regolamentare le banche, per esempio obbligandoli a riversare il denaro sull’economia reale, per esempio vietare alle banche di fare speculazioni finanziare. Le banche dovrebbero fare le banche ossia tutelare il denaro e i beni dei cittadini e non fare le agenzie di speculazione finanziaria. Mi sembra che i ruoli si siano scandalosamente invertiti, che le banche dettino legge agli Stati . La mano che dà sta sempre più in alto della mano che prende, percio non mi pare che sia stata una buona idea privatizzare la banca d’Italia e la BCE. Qui c’è sotto qualcosa di schifoso.

    Pubblicato da Giancarlo Tronci | 13 ottobre 2012, 20:39

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