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Economia, Geopolitica

E la nave va

Tranquilli, non facciamoci spaventare troppo dai titoloni di giornale che ogni giorno a caratteri cubitali gridano «Al lupo, al lupo!» ma fanno solo il gioco dei mercati e della finanza. Prevedono cose di cui sanno poco, come l’uscita sicura della Grecia dall’Euro, il “Grexit”, come se giocassero la schedina del totocalcio. C’è soltanto una lobby – che non opera solo oltre Atlantico – che farebbe salti di gioia se saltasse prima l’Euro e poi l’Europa.

Dire, come fanno Nouriel Rubini e Niall Ferguson, che l’Europa è «pericolosamente vicina a ripetere i disastri degli anni Trenta», mi sembra come minimo eccessivo. Chi è il nuovo Hitler? La Merkel? Ma per carità! Lo pensa solo un piccolo gruppetto di nazisti greci che, senza notare l’assurdità della loro posizione, mettono alla Merkel i baffetti di Hitler. Accostare il salvataggio delle banche spagnole alla guerra civile spagnola, come ha fatto qualcuno, fa solo ridere.

Possiamo accendere i motori signora Merkel?

Per favore, Signora Merkel, ora può accendere i motori?

La Germania, il paese più competitivo al mondo, viene messo in scena come il Villain of Europe, che con cupo ciglio minaccia il mondo. Sulla copertina dell’ultimo numero dell’«Economist», l’economia mondiale è rappresentata come una nave che cola a picco e, come in un fumetto, la domanda è: «Please can we start the engine now, Mrs Merkel?» (Per favore, Signora Merkel, ora può accendere i motori?). Ma di quali motori si parla? Quelli dell’Europa Federale? Perché quelli dell’economia non solo sono accesi, ma sembrano quelli di una Ferrari.

Tutti danno ormai consigli alla Merkel, anche commentatori chiacchieroni, le cui uniche nozioni di economia e geopolitica sembrano raccolte a Ballarò, e che ormai non si rendono più conto di come le loro suppliche, tipo «Faccia presto» scritto direttamente in tedesco, possano sembrare patetiche e assurde.

I consigli dei giornali più autorevoli possono essere riassunti in 3 categorie:

  1. Basta con l’austerità!
  2. Facciamo l’Unione Bancaria Europea al più presto per garantire i depositi bancari di   tutti i paesi.
  3. Mutualizziamo i debiti degli Stati attraverso gli Eurobond.

Di recente ci si è messo anche Obama, che rischia di non essere rieletto, a dare consigli. Ma gli Stati Uniti non hanno il peggior deficit della bilancia dei pagamenti al mondo e la Germania il maggior surplus?

Forse varrebbe la pena di tentare di entrare nella testa di un elettore tedesco, che potrebbe facilmente chiedersi: «Perché devo garantire i depositi dei francesi che vogliono andare in pensione a sessant’anni, mentre io non ci posso andare prima dei sessantasette?» Angela Merkel, se capisco bene quello che ha in mente, vorrebbe mettere sul piatto della trattativa, insieme all’unione bancaria europea e agli Eurobond, anche una contropartita, ovvero che queste misure siano parte di un progetto europeo di medio termine che porti a un’Unione Politica, qualcosa che non può certo essere realizzato in settimane o mesi. Il processo, però, deve essere avviato e la Merkel ha la responsabilità, a questo punto, di scoprire meglio le sue carte e parlare direttamente ai cittadini europei, e non solo alla ristretta cerchia di addetti ai lavori. E deve essere convincente, perché, a sentire i sondaggi, sembra che in molti paesi europei stia prendendo piede un forte sentimento antitedesco, ostile alla cessione di ulteriori poteri nazionali a entità sovranazionali. Questo avviene anche in Italia. Ma non si scoraggi, Cancelliera, perché se allo stesso tempo ci venisse chiesto di indicare tra una rosa di candidati chi è il politico più ammirato, gli italiani probabilmente sceglierebbero lei. Siamo fatti così.

A me sembra che a forza di demonizzare la Germania si corra il rischio che spunti anche da quelle parti un partito di estrema destra, come in Francia, Austria e Olanda. Secondo recenti sondaggi, il 52% dei tedeschi vorrebbe tornare al Marco. Questo sì che sarebbe un bel risultato per chi dà consigli.

Vorrei chiudere con una nota di ottimismo. Qualunque opinione si possa avere sul destino dell’Europa, è ormai fuori di dubbio, come dice Jurgen Habermas nel suo ultimo libro Questa Europa è in crisi, che «l’astuzia della (s)ragione economica ha riportato nell’agenda politica la questione del futuro dell’Europa». E soprattutto della sua legittimità democratica. Per la prima volta noi cittadini europei, e non solo gli aridi tecnocrati, abbiamo cominciato a discutere apertamente del progetto europeo, tirandolo fuori dalle porte chiuse tipo “Ambrosetti Summit”, a cui può partecipare solo chi è disposto a pagare migliaia di Euro per sentir parlare Monti & Company. Loro sì, in assoluta confidenza e segretezza.

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Discussione

2 pensieri su “E la nave va

  1. Lei pensa che dovremmo davvero affidarci all’Europa, all’Euro? No perchè mi sento davvero confusa nel capire cosa possa aiutarmi e aiutarci. Grazie

    Pubblicato da Ransi | 14 giugno 2012, 22:13
  2. L’uscita della Grecia dall’Euro potrebbe avere conseguenze disastrose per tutta l’Europa e scatenare una pericolosa reazione a catena. Io vorrei che l’Italia restasse in Europa e vorrei che l’Europa diventasse molto di più di quello che ora è. Spero che il titolo “Verso Gli Stati Uniti d’Europa” possa essere realtà e salvarci.

    Pubblicato da Alfonso Simoni | 17 giugno 2012, 13:46

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