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Economia, Politica

La Grecia decide, l’Europa attende e trepida

Da Atene, per seguire le elezioni politiche programmate per domenica 17 giugno, il contributo al blog One Euro di Patrizio Nissirio (Corrispondente da Atene per l’ANSA fino al 2004 e, attualmente, responsabile di ANSAmed).

ATENE – Ancora una volta, in poco più di un mese, ad Atene è l’ora delle decisioni:elezioni grecia questa domenica circa 9,7 milioni di greci decideranno che strada deve intraprendere il proprio Paese e, in qualche misura, anche l’intera eurozona. Dal risultato greco – vittoria dei partiti che intendono rispettare gli impegni presi con la comunità internazionale, pur con qualche ammorbidimento, oppure di Syriza, la sinistra che vuole cancellare o almeno riscrivere profondamente il cosiddetto Memorandum – dipenderà, infatti, in larga parte lo stato di salute della moneta unica nei prossimi mesi.
La sfida al fotofinish, come testimoniano i sondaggi altalenanti, è tra Nea Dimokratia, la formazione di centrodestra di Antonis Samaras e Syriza, guidata dalla nuova stella della politica greca, il 37enne Alexis Tsipras.
I conservatori, che pure hanno sostenuto il governo tecnico politico di Lucas Papademos, sperano in una vittoria netta, che consenta loro di rinegoziare le parti del Memorandum – siglato dal governo Papademos – più invise ai greci, come il taglio degli stipendi minimi nel settore privato, delle pensioni, la fine dei contratti nazionali di lavoro. A dar loro speranza, il caso Spagna, paese che ha ottenuto aiuti senza l’imposizione di draconiane misure di austerità.
Sull’altro versante politico Syriza, vista come una nemesi dagli ambienti finanziari internazionali e da molti governi europei: Tsipras, pur avendo limato i suoi toni negli ultimi giorni di campagna elettorale, vuole essenzialmente fare carta straccia del Memorandum, sostituendolo con quello che chiama piano nazionale di crescita e sviluppo, una strategia che annulli gran parte delle misure di austerità. Una prospettiva che però si scontra con le casse vuote dello stato greco. In molti temono che già a luglio, se l’Europa dovesse sospendere l’erogazione del prestito garantito dal Memorandum, queste si svuoteranno del tutto, rendendo impossibile il pagamento di stipendi pubblici e pensioni. Con la paralisi dell’intera pubblica amministrazione e conseguente esplosione di tensioni sociali. La Grecia, in questo scenario, andrebbe in bancarotta e, di fatto, fuori dall’euro.
Tsipras, nel suo ultimo comizio, ha promesso che Atene resterà “in Europa e nell’Euro”, ma come alla vigilia dell’inconcludente voto del 6 maggio, l’incertezza è la parola d’ordine. A poco serviranno le pressioni internazionali: i greci, ormai allo stremo, decideranno da soli il proprio destino, mentre l’Europa, sempre più nervosa, non può far altro che aspettare.

Nissirio è autore del libro “Ouzo Amaro“, in uscita nella collana One Euro, un accurato diario della crisi che aiuta a comprendere ragioni antiche e fatali errori che hanno portato al disastro greco. 

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Discussione

6 pensieri su “La Grecia decide, l’Europa attende e trepida

  1. Ma è giusto che l’Europa resti solo a guardare? Questa è una domanda che, a mio avviso, meriterebbe una vostra risposta. Grazie

    Pubblicato da Giampiero | 15 giugno 2012, 16:55
  2. Non occorre essere la Figlia di Priamo per pronosticare come sicura al 100% l’uscita definitiva dall’euro da parte della Grecia, domani 18 giugno 2012 ne avremo la certezza. Da mesi si stanno stampando le nuove Dracme, anche i muri ne erano al corrente. La Grecia saprà affrontare anche questo enorme disastro (il 70% di svalutazione tra Euro e nuova Dracma) e tutte le immense problematiche legate ai contratti privati e statali. Gli unici a lavorare con solerzia ed allegria saranno gli avvocati europei. r|t 17jun12

    Pubblicato da Roberto Tarozzo | 17 giugno 2012, 12:33
  3. Oggi in ballo c’è il destino dell’euro. L’uscita della Grecia dall’Euro potrebbe avere conseguenze disastrose per tutta l’Europa e scatenare una pericolosa reazione a catena. Io vorrei che l’Italia restasse in Europa e vorrei che l’Europa diventasse molto di più di quello che ora è.

    Pubblicato da Alfonso Simoni | 17 giugno 2012, 13:45
  4. Carissimi ma non avete ancora capito che EURO e USD sono in guerra da più o meno 5 anni? Forse l’Euro potrebbe restare per qualche nazione ma molto svalutato rispetto a oggi (ai tedeschi converrebbe secondo voi?) e cmq il suo mantenimento risulterebbe molto presto insostenibile da parte solo di alcune delle 12 nazioni attuali…è stato un esperimento che come tutte le cose “all’Europea” finisce inevitabilemente male perchè gestito con corruzione e falsificazioni…e chi queste falsificazioni le fa meno vistose,vedi alla voce USA, ti attacca proprio su questo punto debole…vedi debito area Euro, accanite agenzie di rating americane, membri filo-Americani infiltrati negli stessi ambienti politici ed enti Europei…insomma una farsa. Si salvi chi può!!!

    Pubblicato da Giuseppe | 18 giugno 2012, 20:31
  5. Istituzione di un assegno universale.
    Il lavoro non c’è più. La tecnologia ha scalzato l’uomo. Dobbiamo cambiare musica. Molti lo hanno capito. Al riguardo c’è una teoria che credo possa valere per il futuro, se non adesso. (forse i tempi non sono ancora matura per tale comprensione)
    “L’assegno universale designa il versamento di un reddito unico a tutti i cittadini di un Paese, a prescindere dalle loro entrate, dal loro patrimonio o statuto professionale. Tale reddito permetterebbe a ognuno di soddisfare i propri bisogni primari (nutrimento, abitazione, vestiario o taluni beni culturali di base) e lascerebbe l’individuo libero di condurre la sua vita cmaome meglio crede.

    Questo assegno dovrebbe permettere a ogni persona di perseguire le sue attività non commerciali nell’ambito della vita associativa e di creare ricchezze non valutabili in
    termini monetari, utili alla ricomposizione del tessuto sociale, ossia a stabilire un rapporto non commerciale con i suoi simili.

    Per quanto riguarda il singolo cittadino, questo reddito di base assegnato a ogni individuo per il solo fatto che esiste, calcolato sulla base della ricchezza prodotta dal Paese e cumulabile con gli altri redditi da attività lucrativa, si sostituirebbe ai redditi di trasferimento esistenti.

    Per la collettività, questo nuovo modo di distribuzione del reddito, perfettamente trasparente e semplice da applicare e da controllare, assicurerebbe un’uguaglianza perfetta fra tutti i cittadini. Ne concretizzerebbe l’appartenenza alla comunità umana ed esprimerebbe il riconoscimento della dignità di qualsiasi persona. La sua accumulazione con gli altri redditi sopprimerebbe lo svantaggio delle soglie di povertà senza peraltro costituire un disincentivo al lavoro, dato che qualsiasi attività remunerata genererebbe un reddito supplementare.

    La collettività riconoscerebbe in tal modo il valore economico e sociale del lavoro gratuito, di quello domestico in particolare, e per di più esonerebbe la società da importanti costi per infrastrutture e servizi particolarmente onerosi da fornire alle persone.”

    Pubblicato da maria martino | 20 giugno 2012, 13:13

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