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Geopolitica, Politica

Cosa succederà nel nuovo Egitto?

Antonio Badini, autore dell’ebook Il futuro dell’Egitto, commenta in questo post il risultato del ballottaggio elettorale: Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani è il neo-presidente egiziano. Nel post Badini, ex ambasciatore al Cairo, anticipa alcuni dei temi che saranno al centro del suo secondo ebook sulla transizione egiziana, in uscita all’inizio di luglio.

Stavolta i media americani l’hanno fatta grossa. Si sono inventati un golpe che il Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziane (SCAF nell’acronimo in lingua inglese) avrebbe ordito sciogliendo il Parlamento per restare al potere in spregio alla rivoluzione di piazza Tahrir del 25 gennaio 2010. Sfruttando le apparenze e l’attenzione mondiale per l’esito del ballottaggio tra il candidato islamista Mohamed Morsi, che ha poi vinto con un voto fortemente diviso, e l’esponente della vecchia guardia Ahmed Shafiq, i maggiori quotidiani d’oltreoceano, «New York Times» in testa, con titoli roboanti sono riusciti ad acuire la tensione alla vigilia del voto, quando si palesava una spaccatura dell’elettorato.

Verosimilmente, il sospetto – generato dal falso scoop – che i militari stessero manovrando tramite il candidato a loro vicino per la restaurazione del vecchio ordine, deve aver fatto spostare l’ago della bilancia a favore di Morsi. Il Pentagono, evidentemente sollecitato a pronunciarsi, è subito intervenuto invitando le forze armate a non ipotecare il potere, mentre il prestigioso «Financial Times», citando funzionari del FMI e della Banca Mondiale, giudicava a rischio l’attesa erogazione all’Egitto di oltre 10 miliardi di dollari da parte delle due istituzioni finanziarie di Washington. Tutto ciò, secondo accreditati osservatori, deve aver influito sulla massa degli indecisi.

Si tratta di una pesante interferenza, che somiglia molto a quella che permise la vittoria di Hamas a Gaza; un’interferenza che nessun organo di stampa straniero è stato in grado di intercettare. Prima di interrogarsi sui possibili motivi dell’apparente abbaglio preso da media normalmente tra i più attenti all’accuratezza delle informazioni, vediamo brevemente i fatti dimostrabili oggetto dell’iniziativa editoriale anglo-sassone.

Lo scioglimento del Parlamento è stato deciso dalla Suprema Corte Costituzionale accogliendo l’eccezione di costituzionalità della legge elettorale presentata due mesi fa dalla Corte Amministrativa (il nostro Consiglio di Stato), il quale a sua volta aveva prima facie riconosciuto fondato il ricorso avanzato da alcuni candidati indipendenti, secondo cui i loro concorrenti, risultati vincitori, erano in realtà dei militanti dei Fratelli Musulmani.

In pratica si rivelavano falsati i risultati di un un terzo degli eletti, che la legge riserva agli indipendenti rispetto ai due terzi destinati alle liste chiuse. Ma l’elemento del tutto sorprendente, che non poteva passare inosservato alla stampa, specie a quella più prestigiosa, era la diffusa conoscenza negli ambienti cosiddetti “ben informati” del giudizio di congruità del ricorso espresso dal Consigliere della Corte, incaricato del dossier. Come mai allora si è deciso di intervenire solo al momento della notifica dello scioglimento, che per lo SCAF era semplicemente un atto dovuto, peraltro compiuto «con dispiacere»?

Il quesito non è di poco conto, tanto più che nelle sue prime dichiarazioni, Morsi ha sottolineato il pieno rispetto per le decisioni dell’organo costituzionale. Solo dopo l’uscita dei giornali anglo-sassoni, che ha fatto eco nei media mondiali, le dichiarazioni della Fratellanza hanno cambiato di tono. Secondo una tesi che circola al Cairo e che trova largo consenso, i militari pagano le misure restrittive adottate un mese fa nei riguardi di ONG americane accusate di ingerenza negli affari interni. In quel caso la magistratura aveva ordinato a titolo cautelativo il fermo con il il ritiro del passaporto per un certo numero di cittadini statunitensi coinvolti nell’operazione.

Difficile oggi valutare appieno gli effetti reali di questa interferenza. Di fatto gli emendamenti introdotti negli scorsi giorni dallo SCAF alla Dichiarazione Costituzionale limitano i poteri del presidente islamista, che può nominare il primo ministro e gran parte dei componenti del governo ad esclusione dei Dicasteri della Difesa, degli Interni e probabimente degli Esteri. L’attività legislativa torna invece nelle competenze dello SCAF, al presidente spetta solo il diritto di veto e quello di fare ricorso alla Corte Costitituzionale in caso di reiterazione da parte dello SCAF. Insomma, si profila una nuova intrigante fase di divisione dei poteri tra i due grandi perni su cui ruoterà per il prossimo futuro la ricostruzione del Paese: la Fratellanzae le forze armate. Nel frattempo bisogna aspettare che sia eletta la nuova Assemblea, e prima ancora che sia emanata la nuova Carta Fondamentale – probabilmente non prima di un anno.

Nella seconda parte del mio ebook, che uscirà subito dopo la cerimonia del passaggio formale del potere al nuovo Presidente, prevista per il 30 giugno, analizzeremo questi sviluppi, inclusi i dati che contraddicono il falso scoop dei media americani.

Antonio Badini

Il futuro dell'Egitto

Antonio Badini è autore del libro “Il futuro dell’Egitto, in uscita nella collana One Euro. Nel suo libro, ci aiuta a comprendere le rapide trasformazioni in corso in Egitto, tracciando un quadro che va dallo scoppio della miccia della rivolta popolare alle incognite di una giovane Repubblica ancora priva di Costituzione, passando per il lungo braccio di ferro tra i Fratelli Musulmani e i vertici militari.

Badini, ex-ambasciatore al Cairo, è stato anche direttore generale per il Medioriente e Mediterraneo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo, rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7, ambasciatore d’Italia ad Algeri, Oslo e Il Cairo.


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