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Economia, Geopolitica

L’Europa che vorremmo

Germania Cara Angela Merkel,

non so cosa deciderete questo fine settimana. Potrebbe essere una data storica per l’Europa, oppure il solito “tirare a campare”. Hollande sembra ormai deciso a cedere un pezzo della sovranità dello Stato francese. L’occasione è ghiotta e potrebbe non ripetersi mai più. Ne approfitti e venga incontro alle richieste, alcune più che legittime, di Hollande. Non sarebbe un salto nel vuoto, ma un passo avanti storico. Le misure che ci aspettiamo, e che renderebbero epocale questo summit dei capi di Stato europei di fine giugno 2012, possono essere riassunte in pochi punti, tutti cruciali.

Creazione di un ministro delle Finanze europeo

Non dovrebbe essere eletto a rotazione, ma dovrebbe rimanere stabile per almeno 4 o 5 anni, per dare continuità a un Consiglio Europeo dei Ministri delle Finanze. Tale carica dovrebbe essere dotata di poteri di veto su entrate e uscite dei vari paesi, offrendo così una rassicurazione per lei e i cittadini tedeschi. Il ministro delle Finanze europeo dovrebbe assicurare che ogni governo abbia il bilancio in pareggio, cioè non spenda più di quello che raccoglie con le tasse imposte ai propri cittadini. Una condizione del genere sarebbe molto dura per paesi come il nostro, che dovrebbero raccogliere dai cittadini un ammontare di tasse superiore alla spesa pubblica (welfare, sanità, educazione, pensioni). Per essere in pareggio, quindi, dovremmo realizzare un robusto avanzo primario, perché una parte delle uscite dello Stato servirebbe a coprire gli interessi stratosferici che dobbiamo pagare sul debito accumulato nei decenni scorsi, ormai pari al 120 per cento del PIL ufficiale (se calcolassimo l’economia sommersa, il rapporto scenderebbe). I nostri interessi, a causa del famigerato spread, sono molto più alti di quelli che paga il suo paese, la Germania, favorito dalla crisi e premiato da interessi sempre più bassi.

Costringere al pareggio paesi come la Spagna (deficit del 6,5 per cento), la Grecia (deficit del 7,8) e anche nazioni sane come l’Olanda, che hanno un deficit superiore al 5 per cento, sarebbe in ogni caso un obiettivo molto ambizioso. L’Italia non dovrebbe far fatica a raggiungere il pareggio (oggi il deficit, compresi gli interessi, è poco più del 2 per cento).

Eurobond

Ottenuto il ministro delle Finanze europeo, lei potrebbe tranquillamente autorizzare gli Eurobond, cioè uno strumento di debito condiviso e garantito da tutti i paesi membri dell’Eurozona. Se resta decisa a non mutualizzare parte dei debiti già acquisiti dagli Stati, almeno quelli superiori al 60 per cento, come ripete ottusamente Otmar Issing, ex capo economista della BCE, conceda almeno che gli Eurobond siano emessi per i nuovi debiti, autorizzati dal Superministro delle Finanze, mentre lentamente arrivano a scadenza quelli vecchi. In questo modo, un paese come l’Italia non si troverebbe più sotto l’attacco degli speculatori, i cosiddetti mercati, improduttivi rentier che nulla apportano alla nostra società.

Unione bancaria

Dovrebbe poi rassegnarsi a concedere un’Unione bancaria fondata su una garanzia europea ai depositanti, con un controllo centralizzato degli istituti di credito e un meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie. L’autorità unica della stabilità delle banche potrebbe essere la BCE stessa.

Unione politica

Infine, ciliegina sulla torta, in cambio di una sua minore rigidità in tema di Eurobond e banche, potrebbe ottenere da Hollande e dagli altri la nascita di un presidente degli Stati Uniti d’Europa, che sostituisca i due che ci sono oggi e che non hanno molti poteri, cioè Barroso e Van Rompuy. Nel patto potrebbe entrare anche la nascita di un vero ministro degli Esteri che non sia la pavida baronessa inglese che abbiamo oggi.

Stati Uniti d'Europa

Stati Uniti d’Europa

So che lei preferirebbe un’elezione diretta. Sarebbe un esperimento totalmente nuovo di democrazia sovranazionale, un esperimento rivoluzionario che potrebbe costituire un precedente per il resto del mondo. Fino ad oggi la democrazia è stata sempre associata agli Stati nazionali. Personalmente, non mi dispiacerebbe essere chiamato a esprimere un voto su un futuro presidente degli Stati Uniti d’Europa. Avremmo candidati di più partiti e di diverse nazionalità. Una leader come lei, nonostante quello che si dice, potrebbe essere facilmente votata anche in un paese come l’Italia. Anche uno come Hollande, oggi, raccoglierebbe molti consensi tra la gente di sinistra.

In alternativa, il presidente potrebbe essere eletto da un rinnovato Parlamento europeo con nuovi poteri, che potrebbe nominare, oltre alla prima carica europea, anche i ministri (gli attuali commissari).

Queste cose vanno fatte ora. Non sottovaluti la mostruosa abilità di populisti come Berlusconi e Grillo, che oggi vorrebbero cavalcare i sentimenti antitedeschi che si sono diffusi anche in Italia. Berlusconi ha cominciato a blaterare che è la Germania – il suo paese – che deve essere sbattuto fuori dall’euro. Oggi è risibile, ma domani?

Elido Fazi

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Discussione

21 pensieri su “L’Europa che vorremmo

  1. Un Presidente degli Stati Uniti d’Europa con elezione diretta che si scelga un buon ministro degli Esteri,ed un ottimo ministro delle Finanze che abbiano poteri decisionali e capacità di impegnare gli Stati membri in un vero progetto di risanamento collettivo ed unitario.
    Gli stati sovrani dovrebbero fare qualche rinuncia ma ,se ben guidati, potrebbero fare qualche economia di scala.
    Se realmente siamo in situazione di emergenza ,bisogna affrontarla uniti e decisi senza tentennamenti,altrimenti saremo sempre preda della speculazione.
    Progetto difficile ,ma solo con una grande paura di catastrofe monetaria se ne potrà uscire.
    forse non c’è più tempo e lo scenario futuro potrebbe essere disastroso.
    in italia ci preoccupiamo di chi condurrà il prossimo festival di Sanremo.

    Pubblicato da luigi corridori | 26 giugno 2012, 12:37
  2. bisogna mandare a casa il 50 per cento degli impiegati pubblici perche non fanno un cazzo dalla mattina alla sera.

    Pubblicato da angelo | 26 giugno 2012, 12:39
  3. Le riflessioni proposte dall’articolo sono interessanti. Ma la Merkel potrà ovvero vorrà mai condividerle? Quali interessi potrebbe mai avere a farlo?. Al contrario, il mantenere in vita lo status quo continua a rafforzare la sua economia domestica a scapito delle altre nazioni.

    Pubblicato da franco cesareo (@f_cesareo) | 26 giugno 2012, 12:47
  4. By logging in you’ll post the following comment to L’Europa che vorremmo:

    Attenzione, attenzione. Hollande ha chiarito molto bene nella conferenza stampa di Roma la scorsa settimana, che Egli non intende abdicare in nessuna forma alla sovranità nazionale francese. Quindi niente Stati Uniti d\’Europa. Per quanto ci riguarda, l\’articolo 11 della nostra Costituzione, giurata dal Premier italiano dal presidente della Repubblica e da tutti i ministri, prevede che l\’Italia possa rinunziare a parti di sovranità soltanto \”in condizioni di PARITA\’ con altri stati.\”

    Il classico treppiedi su cui poggia una federazione democratica è quello che unisce per tutti i contraenti la politica Estera, quella di Difesa e quella economica. La sensazione è che invece si vogliano unificare alcune procedure bancarie per accentuare il controllo senza assumere alcuna responsabilità democratica verso l\’elettorato europeo.
    In caso di investitura democratica , non di UN capo di governo, ma di un certo numero di deputati, si eviterebbe di creare le premesse di una crisi mettendo in minoranza un singolo capo di Stato o di governo come potrebbe avvenire in un Eurogruppo o in un Consifglio. Si verificherebbe, al contrario una diverificazione NON tra Nazioni, ma tra gruppi politici, facendo salvo l\’onore nazionale del singolo stato.
    Attualmente siamo in una quasi CONFEDERAZIONE, dove ogni contraente può rifiutare ogni decisione.
    D\’ora in poi ogni passo avanti nella costruzione europea che non abbia una validazione democratica – a suffragio universale – è destinata ad accrescere, non ad attenuare, ogni tipo di tensioni politiche economiche e sociali.
    La Germania, inoltre dovrebbe ricordare che:
    a) i tedeschi si espressero anche contro il loro stesso processo di riunificazione e che per avere un mercato fiorente, bisogna non affamare i clienti attuali e potenziali.
    b) Il Brasile prevede per quest\’anno crescita zero e l\’India ha visto diminuire la produzione industriale del 5%.
    Una Stagflazione ( mix di ionflaione e deflazione ) non conviene a nessuno
    c) l\’unico paese europeo che abbia mai fatto default nell\’era moderna è la Germania.

    Pubblicato da antoniochedice | 26 giugno 2012, 12:48
  5. L’euro è da abolire. Il mercato comune europeeo è da abolire. Basta con lo statalismo, basta con la burocrazia. La libertà del singolo è l’unico valore.

    Pubblicato da Giorgio Trenti | 26 giugno 2012, 12:48
  6. Penso che il tuo “progetto” rientri nelle cose possibili ed attuabili. In tempi brevi? questo è il dilemma…

    Pubblicato da massimiliano | 26 giugno 2012, 12:54
  7. Fino a quando tutti i politici non rinunceranno ai loro interessi personali a favore di quelli della nazione non cambierà niente. Troppi sprechi, troppi intrallazzi : dobbiamo cambiare la nostra mentalità prima di tutto. Non pensare di arrivare a una carica pubblica solo per diventare famoso e “straguadagnare”. Forse in questo i tedeschi sono più avanti.

    Pubblicato da Rosy | 26 giugno 2012, 13:16
  8. Un saluto a tutti, come potete leggere sotto, sul mio articolo, la speranza era quella di fondare in 4 o 5 gli Stati Uniti d’Europa con un Euro Pesante ed accettare singolarmente gli altri dell’Unione man mano che si rendevano disponibili a perdere la sovranità nazionale (quello che hanno fatto gli Stati Uniti d’America aggiungendo Stelle alla Bandiera) ma l’attuale “Mostruosità” di avere Stati Sovrani che prendono i Soldi a “strozzo” da una Banca Privata che li stampa, con la garanzia di non poter mai ripianare il debito (più soldi ci facciamo stampare più il debito cresce) mi fa pensare che staccandoci non saremmo noi a “colare a picco” ma gli “altri”; è vero che inizialmente avremmo un forte svalutazione con inflazione e perderemmo circa il 30% ma lo perderemmo anche del nostro debito e le nostre aziende riprenderebbero “fiato”. Vorrei tornare ad uno Stato Sovrano con una Moneta Sovrana; in estrema sintesi o ci Uniamo o ci Dividiamo, lo stare a metà è “Folle”.

    http://www.studiostampa.com/2010/03/unione-europea-e-stati-uniti-deuropa.html#comment-form

    Pubblicato da Bertollini | 26 giugno 2012, 13:24
  9. Europa senza stati – Ma siamo poi così sicuri che la Nuova Europa debba nascere dal “raggruppamento” più o meno forzoso degli stati nazionali che insistono sul nostro continente?
    Io credo che questi siano retaggio del passato, un passato fatto di guerre fratricide per rubarsi vicendevolmente dei fazzoletti di terra (ora che la risorsa economica sono i mercati ed i capitali e non la terra, ci continuiamo a scannare per quelli anche se apparentemente lasciamo intatti i confini).
    Mi leggerò con curiosità i contenuti del blog e poi vi proporrò il mio modello di Europa dei cittadini, chi se ne frega di dove abitano, ma devono essere liberi di istituire un nuovo patto sociale e decidere a chi pagare le tasse in cambio, magari, di una quota proporzionale di stato, oltre che di servizi e tutele.
    E la premessa è quella che ragioniamo sui motivi che potrebbero spingerci ad “associarci”, oltre le retoriche radici comuni anche la consapevolezza che il mondo globalizzato è cambiato e per un cinese o indiano (lo era già per gli americani) per andare da Londra a Parigi si passa per Roma o Berlino …
    Ho studiato e lavorato all’estero in Europa ed ho tanti amici che accetterebbero volentieri un esperimento di autodeterminazione para-territoriale (l’ho battezzata così) per disfarsi dei vecchi stati bismarkiani e sanguisughe.
    Buon lavoro

    Pubblicato da Claudio | 26 giugno 2012, 13:34
  10. ho frequentato abbastanza gli ambienti europei di Bruxelles. L’Europa burocratica gira praticamente a vuoto. Parlare di integrazione e rinuncia anche parziale alle sovranità nazionali mi sembra una pura illusione.

    Pubblicato da claudia | 26 giugno 2012, 13:41
    • Sì, ma per trasferire la sovranità a chi? Alla Merkel ed ai propri lacchè mai eletti da nessuno?

      Pubblicato da Fabrizio Bartolomucci | 26 giugno 2012, 13:53
    • Sono d’accordo con Claudia, oggi il parlamento europeo non è niente di più che un ‘collettore di interessi’ gestito da poche nazioni importanti, una stratificazione ulteriore di costi senza ritorno alcuno per i cittadini. Alla Merkel bisognerà offrire una contropartita molto ma molto più cospicua che la prospettiva di continuare a vendere Audi, BMW e Mercedes. Non dimentichiamo la storia ragazzi, la storia insegna.

      Pubblicato da Vittorio | 27 giugno 2012, 05:50
  11. Francamente la possibilità che la Merkel rinunci, o sia autorizzata a rinunciare, alla condizione favorevolissima attuale le vedo estremamente modeste. Perchè mai dovrebbe rinunciare ad un simile differenziale dei tassi che favorisce i loro investimenti e sfavorisce quelli dei concorrenti, un’euro basso che facilita le proprie esportazioni, e tutti gli altri stati che si struggono. Le basta sempilcemente versare qualche milardo qui, qualche là per impedire alla situazione di finire fuori controllo e compromettere l’industri tedesca e possono tranquillamente incamminarsi per il Reich di un millennio.

    Pubblicato da Fabrizio Bartolomucci | 26 giugno 2012, 13:52
  12. Non sono un economista e cerco di ragionare solo con il codice del buon senso. Paesi sovrani dotati di moneta sovrana un bel (o brutto ) giorno hanno fatto l’Euro,privandosi ciascuno della propria banca centrale e della sovranità che consentiva loro di stampare moneta. Non hanno pensato che ognuno di loro aveva un debito sovrano che senza una moneta sovrana difficilmente poteva essere rimborsato. Ora ci chiediamo che Europa vorremmo. Prima bisognerebbe capire che Europa abbiamo fatto. Dopo questa colossale svista, ci siamo lasciati irresponsabilmente abbracciare dalla globalizzazione. Un continente composto da paesi manifatturieri, apre senza condizioni i suoi mercati alla Cina. Un’Europa che non ha materie prime,che non ha miniere,non ha petrolio ha solo il suo manifatturiero per mantenere stati sociali “avanzati” che sono i più dispendiosi del globo.Non ha programmato un ingresso morbido di un colosso manifatturiero che non teneva in nessun conto diritti sociali e rispetto dell’ambiente, tanto per citare solo due aspetti. Questo è stato il cancro poi sono arrivate le metatstasi, finanza “creativa” ,il fallimento delle banche USA,bolle speculative, tutto per cercare di tappare le falle che si aprivano.
    E ora? Rigore,sacrifici per salvare l’Euro? Ma il dollaro come sta? Quando nacque l’Euro mi sembra fosse a 0,90 o giù di li. Ora viaggia ancora a 1,25 sul dollaro. Ma l’America batte moneta,il Giappone idem. Eppure hanno debiti ben superiori. Torniamo là,con la moneta sovrana il debito sovrano diventa virtuale.
    Quindi la signora Merkel che tutela gl’interessi della potente locomotiva teutonica dovrà dividere oneri e onori. I vantaggi li ha avuti e ora una parte di quei vantaggi li deve investire altrimenti il castello franerà in testa anche alla Germania. Ogni paese dovrà fare dei sacrifici questo sicuramente e per paese intendo i cittadini. Cominciamo con il mettere l’iva al 40% sui beni di lusso compreso Mercedes e Audi. Il cittadino dovrà educarsi a consumare beni che puo’ permettersi.L’Europa deve rimettere le quote all’importazione dei prodotti asiatici.Si deve creare un’autority Europea per le risorse energetiche. Non è marginale il problema energetico è molto complesso e lo si risolve tutti insieme e non con i referendum paese per paese sull’onda di emotività temporanee. Tobin Tax finalmente non sembra più un tabù. Ci voleva tanto? Si sono persi anni, si poteva risparmiare qualche “rigore”. Il rigore porta recessione non lo sanno i professoroni economisti.? Il rigore innesca la spirale perversa. Meno consumi,meno posti di lavoro e avanti fino all’infinito fino alla chiusura delle attività. Infine pretendere la parità Dollaro/Euro altrimenti anche il Sig. Obama la smetta di sbraitare, anche l’USA ha le sue colpe. I Cinesi se non vogliono vedere incenerirsi in una sola notte tutti i titoli di stato USA e Europei che hanno in pancia qualche limite devono porselo. Ora ne hanno tanti di clienti ma rischiano di restare senza o pensano di esportare in India,Brasile,Vietnam,Indonesia,Africa?
    Non è facile vendere ghiaccioli agli esquimesi.
    Non so se sarà pubblicato nè se qualcuno leggerà questo mio contributo.
    Comunque mi firmo
    Silvio

    Pubblicato da silvio | 26 giugno 2012, 13:56
  13. Unica àncora ! progettare una Confederazione di Stati ( tempi di realizzazione non certo brevi ma da percorrere a “tappe forzate” )da subito.
    Poteri CENTRALIZZATI con deleghe di attuazione( assolutamente ben definite e circoscritte nei confini ) alla periferia :
    -Politica di Bilancio e Finanza
    -leve economica – fiscale
    -Politica Estera
    -Difesa
    Progetto difficile e ambizioso,limitante le sovranità nazionali ( necessario ),ma incamminarsi oggi lungo il percorso di tale costruzione,forse ci vedrà fra un decennio,sopravvivendo nel frattempo,socialmente e culturalmente EVOLUTI e salvi.
    Nell’attuale frangente non è concepibile ( perchè non equo e non previsto nel Trattato )
    pensare e insistere sullo

    Eurobond salvifico; sì,invece,ipotizzare impegnativi consistenti Project Bond, finalizzati a “smuovere” l’economia intera dell ‘Eurozona e adeguamento delle risorse BEI.
    In tempi brevissimi,invece,costruire Organo di Controllo ( ampi poteri ) della Finanza ( compreso il mondo Banche – d’affari e commerciali – ) e dell’assoluto rispetto delle regole ( da dettare in modo preciso e puntuale -vedi derivati ecc.- ).
    Ecco in sintesi il mio auspicio.

    Pubblicato da massimo | 26 giugno 2012, 14:39
  14. Tre uomini eccezionali, circa 60 anni fa,misero a Roma le fondamenta di un Europa unita. Non sappiamo quanti ce ne vorranno ancora ma gli Stati Uniti d’Europa sono un obiettivo irrinunciabile. Pare difficile e forse non ci sono ancora, uomini altrettanto eccezionali che sappiano trascinare i popoli europei. Tuttavia qualcuno con grande carisma, volontà e proposte perseguibili verrà allo scoperto !

    Pubblicato da claudio giancristoforo | 26 giugno 2012, 14:54
  15. Mi permetto di citre un mio articolo sugli Stati uniti d’America Latina. http://serenoregis.org/2011/12/nascono-gli-stati-uniti-damerica-latina-claudio-borsello-baldi/
    Al di là delle riflessioni sui paesi emergenti d’oltreatlantico, ci sono alcune riflessioni sul nostro Vecchio Continente. Ma ovviamente non basta riflettere sugli errori: come dicevo sopra, è ormai tempo di superare il vecchio modello di Stati Territoriali.
    Claudio

    Pubblicato da Claudio | 26 giugno 2012, 15:35
  16. A mio modesto parere l’Euro potrà essere realmente una moneta unica per tutti gli stati Europei solo se questi ultimi DIVENTERANNO UN UNICO STATO. Per diventare un unico stato bisogna avere costi uguali in ogni attuale stato. La quantità di uomini politici ed i relativi costi devono essere tutti calcolati in proporzione alla quantità delle persone. In particolare, in Italia, abbiamo un costo ENORME da sopportare dovuto alla quantità della classe politica, i costi REALI di ogni singolo politico, sia esso nazionale, regionale ecc. Dovremmo poi avere una amministrazione complessivamente più snella e più funzionale. Ogni pensionato NON può avere diritto a più di una SOLA pensione. Bisognerebbe poi recuperare TUTTE le pensioni percepite, in modo non corretto, almeno negli ultimi 10 anni.
    Riducendo i costi della politica e degli sprechi dovremmo ottenere un abbassamento delle tasse, dirette e indirette. Tutto ciò farebbe ripartire il paese come una saetta. Gli italiani sono persone in gamba ma sono mal diretti e non riescono a scrollarsi di dosso TUTTI I PESI ZAVORRA. Per risolvere i nostri problemi, in maniera democratica, sarebbe sufficiente proporre un referendum per ogni singolo punto. Sono certo che oltre il 70 % degli Italiani voterebbe tali referendum e potremmo finalmente ricominciare la rinascita. Uno volta riassestato lo stato sarebbe sufficiente vendere una parte del patrimonio statale per azzerare il disavanzo pubblico e VOLARE.
    Se tutto ciò che propongo venisse realizzato potremmo anche ritornare alla lira, come moneta unica, se non fosse realizzabile una vere unione tra tutti gli stati. LA MONETA SENZA UN UNICO STATO NON HA ALCUN SENSO.
    Gradirei ricevere commenti sulla mia E mail privata enrybatt_e@libero.it Grazie Enrico.

    Pubblicato da Enrico BATTIPAGLIA | 26 giugno 2012, 15:51
  17. Ma quale Europa delle due Europe ?
    L’Europa delle “cicale”, spendacciona, arrogante, maleducata e boriosa dove la regola d’oro imperante e impunita è “ruba più che puoi” a tutti i livelli, sia nel pubblico che nel privato. L’Europa nella quale chi non paga le tasse non finanziando i servizi pubblici li pretende e li fruisce in modo privilegiato senza rispetto alcuno verso chi le tasse le paga con fatica e sacrificio. L’Europa dove impera il “mors tua, vita mea” ed il rubare diventa la dimensione quantitativa quotidiana prevalente lo scenario cambia in “mors tua, mors mea”. Ma nessuno se ne rende conto.

    L’Europa delle “formiche”, attenta, umile, educata e laboriosa dove la regola comune è il rispetto dell’individuo e la creazione di una comunità sostenibile nella quale il pubblico lavora per mettere a disposizione i servizi necessari al privato che paga le tasse per averli, vivendo il presente con fiducia e onestà per un futuro sostenibile per se e per la generazione successiva.

    Ma come faranno mai a coesistere queste due Europe specialmente oggi dove i primi sono diventati prevalenti sui secondi sia in termini numerici che culturali? Una società dove il furbo prevale sia in modo illecito che lecito sull’onesto non ha un futuro. Una regione nella quale l’interesse individuale prevale sull’interesse comunitario in ogni campo, azione e pensiero non ha un futuro. Un mondo nel quale il denaro non è più il mezzo ma il fne non ha un domani.
    E di denaro ce n’è troppo. Credevamo che il denaro fosse un mezzo per realizzare certi fini: la soddisfazione dei bisogni e la produzione dei beni.
    Ma se il denaro aumenta quantitativamente fino a diventare la condizione universale per realizzare qualsiasi bisogno e produrre qualsiasi bene, allora il denaro non è più un mezzo ma è il primo fine per ottenere il quale si vedrà se soddisfare bisogni e in che misura produrre beni. Se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare tutti i bisogni e produrre tutti i beni allora i bisogni e beni non sono più un fine ma strumenti per produrre quel presunto strumento che è il denaro che diventa il primo fine. Eterogenesi dei fini. Quando un mezzo diventa un fine, i fini diventano mezzi.

    Europa o non Europa, viviamo in un mondo in declino perché il valore che condiziona ogni cosa è il denaro utilizzato per produrre troppo denaro che paradossalmente sta diminuendo il valore reale di ogni modello di vita.

    Pubblicato da Riccardo Pezzotta | 27 giugno 2012, 18:34
  18. E’ bello pensare in grande, ma in primo luogo dobbiamo trovare la soluzione per il nostro paese. Fin quando ci porteremo il fardello del debito pubblico sulle spalle tanti bei discorsi perdono in parte significato. Sforziamoci a risanare la nostra “azienda” e poi cerchiamo il percorso più corretto per le aggregazioni. Scusate se parlo di azienda, ma questo è il luogo a noi cittadini più vicino per riuscire a fare delle comparazioni con quella mega che è lo STATO. In primis il debito! Sarà banale e sicuramente ripetuto fino alla noia, ma se non lo riduciamo razionalizzando e conseguentemente riducendo la spesa come faremmo in azienda e non presentiamo un serio business plan almeno triennale come potremmo ottenere i necessari finanziamenti per crescere. Signori! Guardiamo vicino per guardare lontano. Riduciamo i costi strutturali, vendiamo i nostri beni non produttivi (facciamoceli pagare con titoli di stato che tutte le famiglie posseggono valorizzandoli a 100 e non al corso attuale e vedremo che le famiglie che oggi non li usano perché vendendoli ci perderebbero, risponderanno positivamente), togliamo quei balzelli demagogici sulle auto di lusso (vi ricordate quella tassa sui telefonini che un ministro pugliese delle finanze, socialista, impose negli anni 90, considerandoli con grande lungimiranza beni di lusso?) per far sì che i cittadini virtuosi non si sentano descriminati e cerchiamo gli evasori con gli strumenti che la guardia di finanza se avesse voglia di lavorare saprebbe benissimo utilizzare. Facciamo un po’ di queste cose e tante altre che è inutile qui indicare e vedremo che le remore degli stati più virtuosi a costruire il SOGNO sopra illustrato cadranno rapidamente. Se veramente l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, facciamo in modo che ciascuno di noi, per le responsabilità che gli competono dal proprio ruolo, lavori, Ma BENE.
    Silvano Panza

    Pubblicato da Silvano Panza | 28 giugno 2012, 09:26
  19. Le risposte numerose al mio ultimo post, L’Europa che vorremmo, mi fanno pensare che ha veramente ragione il filosofo tedesco Habermas, e che cioè la (s)regole economiche hanno avuto il merito di rimettere al centro il dibattito pubblico sul Federalismo Europeo, togliendolo dalle sonnacchiose sedi di Bruxelles e restituendolo ai cittadini che non vogliono essere soltanto sudditi o, nel migliore dei casi, consumatori illuminati. È un tema su cui noi italiani qualcosa da dire dovremmo averlo, considerato che è stato un italiano, Altiero Spinelli, il primo a immaginare gli Stati Uniti d’Europa.

    Molti commenti mettono al centro, giustamente, il tema della responsabilità democratica delle istituzioni sovranazionali. Sono d’accordo con Antonio che dice: «Ogni passo in avanti nella costituzione europea che non abbia una validazione democratica è destinato ad accrescere, non ad attenuare, ogni tipo di tensioni politiche e sociali».

    C’è chi pensa che un ritorno alla lira possa avere numerosi vantaggi. La prima conseguenza di una nostra uscita dall’euro e di un ritorno alla lira comporterebbe una svalutazione imponente. Secondo Innocenzo Cipolletta, che ho incontrato ieri sera a cena, la svalutazione non sarebbe inferiore al 50 per cento. Pensate cosa succederebbe ai nostri risparmi. Chi non avesse trasferito i suoi soldi in Germania o in Svizzera, acquistando bond di quei paesi, attività legittima, vedrebbe i suoi risparmi probabilmente dimezzarsi. È vero, le nostre esportazioni ne potrebbero beneficiare, e anche il nostro turismo, dando respiro alla nostra economia e alla nostra bilancia dei pagamenti. Ma una svalutazione comporterebbe anche una diretta redistribuzione delle risorse dai consumatori alle imprese italiane che esportano e in seguito ai consumatori stranieri. Inoltre, la svalutazione comporterebbe l’aumento del costo delle nostre importazioni di materie prime (petrolio, gas e tutto ciò che serve alla nostra industria manifatturiera), portando a un aumento del prezzo della benzina, dell’elettricità e del gas domestico e per usi industriali. Ci avviteremmo in una spirale inflazionistica che avrebbe l’effetto positivo di abbassare il rapporto debito pubblico/PIL, ma a scapito delle nostre tasche e della ulteriore tosatura selvaggia dei nostri risparmi.

    Se la svalutazione avesse tanti vantaggi, un paese come lo Zimbabwe sarebbe lo Stato più competitivo della terra. E poi bisogna pensare che una ripresa delle esportazioni probabilmente convincerebbe i nostri governanti a rallentare le riforme strutturali che sono invece necessarie e indispensabili. Inoltre correremmo il rischio che un ritorno alla lira, almeno nel breve periodo, aggiungerebbe sì un elemento alle opzioni di politica economica, ma ci butterebbe fuori dai mercati finanziari internazionali.

    È vero, l’apertura alla Cina, diventata manifattura del mondo, è stata troppo veloce e non ben meditata. Io sono del parere che sarebbe sempre meglio produrre il più vicino possibile ai mercati di consumo finale e che dobbiamo ritornare verso questa sana situazione. Mi sembra che sia questa anche l’opinione del premio Nobel, Joseph Stiglitz. Ma ormai dobbiamo guardare al futuro e non soltanto rimuginare sugli errori del passato. Oggi tornare indietro a posizioni protezionistiche, anche se avrebbe nel breve risvolti positivi, non ci porterebbe lontano e non mi sembra possibile. D’altra parte, se guardiamo i dati relativi a importazioni ed esportazioni, il paese con il più alto surplus della bilancia dei pagamenti non è la Cina ma la Germania, al centro dell’Europa. La Merkel questo la sa benissimo, ecco perché dobbiamo chiederle di venire incontro ai paesi europei che sono avidi consumatori (spesso con soldi erogati dallo Stato spendaccione) delle sue Audi e delle sue BMW. È nel suo interesse.

    Sulla Tobin tax, il discorso è molto complesso e ci tornerò con calma in seguito.

    Ho letto con interesse l’articolo sugli Stati Uniti del Sud America. Non ho dubbi che oggi l’Europa è il più grande laboratorio politico ed economico del mondo. Se dovesse riuscire a risolvere in extremis i suoi problemi, costituirebbe un modello non solo per l’America Latina, ma anche per il mondo asiatico.

    Elido Fazi

    Pubblicato da fazieditore | 28 giugno 2012, 15:02

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