//
stai leggendo...
Autori One Euro, Economia, Euro, Europa, Europa, Italia, Italia, Politica, Senza categoria

La calda estate dell’Euro

Cosa succederà quest’estate all’Euro mentre noi siamo al mare o in montagna? Cosa avranno deciso mercoledì 18 luglio i nove banchieri più potenti del mondo (Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, UBS e Credit Suisse) durante la loro cena mensile? Una mossa simile a quella proposta nel settembre del 2011 da Alan Brazil,  stratega di Goldman Sachs? Come ha rivelato il «Wall Street Journal», Brazil consigliò ai propri clienti operazioni ribassiste sull’Euro per guadagnare, con l’uso dei CDS (Credit Default Swaps), dai possibili fallimenti di alcune banche spagnole, nonostante la Goldman Sachs sia uno dei principali consulenti di Madrid. L’estate sarà al cardiopalmo, come scrive il «New York Times»?

Non accadrà nulla di clamoroso, secondo me, a meno che non succeda qualcosa di imprevisto in Medio Oriente oppure nelle sedi delle agenzie di rating. Per molti giorni i quotidiani grideranno “Al lupo, al lupo”, ma non fatevi impressionare dai titoloni a caratteri cubitali tipo «Fate presto» o «Allarme Euro». Lo spread andrà su e giù, come sulle montagne russe al luna park, ma non conoscendo l’entità delle transazioni, che ad agosto scendono al minimo annuale dato che anche i grassi banchieri vanno in vacanza, non sapremo mai di cosa si tratta precisamente. Sarà come la notizia che appare ogni fine anno: “gli ebook hanno superato le vendite cartacee”, senza specificare che si tratta delle vendite del giorno di Natale, quando le librerie sono chiuse e a casa molti ricevono per la prima volta un iPad o un android.

Anche se la BCE non è ancora in grado di fare quello che dovrebbe fare, cioé acquistare – ove fosse necessario – direttamente BTP alle aste, a settembre ritroveremo  l’Euro vivo e vegeto, e in Italia il costo del debito non aumenterà, perché non abbiamo aste di BOT o BTP in programma – quelle che c’erano sono state cancellate. Visto che Draghi non può permettersi la Polinesia e anche di recente ha ribadito, “noi siamo molto aperti e non abbiamo tabù”, speriamo che da Francoforte o da Sabaudia dia ordine di intervenire almeno sui mercati secondari, dove necessario.

Ma i passi che l’Europa deve compiere sono ormai stati tracciati nel Consiglio d’Europa a fine giugno e, a meno che la Corte Costituzionale tedesca non bocci l’ESM e il Fiscal Compact il 12 settembre, io non credo che Angela Merkel ci ripensi – e se lo fa qualche oscuro ministro finlandese non farà molta differenza.

Dopo la supervisione bancaria affidata alla BCE e la necessaria garanzia a livello europeo sui depositi dei risparmiatori, il prossimo passo in autunno sarà quello di cominciare a discutere seriamente dell’istituzione di un ministro delle finanze europeo. Quanti mesi ci vorranno? Francamente non lo so, ma spero che non siano tanti. Considerato che il ministro delle finanze europeo diventerà uno degli uomini o delle donne più influenti al mondo, il grande problema da risolvere è quello della democraticità. Chi lo dovrà nominare? Chi lo dovrà controllare?  Come fare affinché non  si crei una tecnostruttura con poteri troppo ampi in grado di sfuggire a qualsiasi vigilanza, come è ora la BCE? Di questi temi per ora si sta interessando solo la Corte Costituzionale tedesca, che ha ben presente l’articolo 20 della  sua Costituzione, secondo il quale il potere dello Stato discende dalla sovranità del popolo e del Parlamento. Quanto conta la sovranità del popolo europeo, debolmente rappresentato dal Parlamento Europeo?

Non è da escludere che a ferragosto una delle agenzie di rating decida di declassare nuovamente qualche paese europeo, forse persino la  Germania, che gode ancora del rating massimo, AAA. Moody’s ha già dato qualche segnale in proposito, rivedendo l’outlook dell’economia tedesca da stabile a negativo. Ci sarebbe da ridere se declassassero la Germania, soprattutto ora che quasi tutti sanno che le agenzie di rating non sono altro che delle società private a scopo di lucro che agiscono in condizioni di oligopolio, i cui maggiori clienti sono spesso le banche interessate a speculare sull’Euro.

L’Italia, come è noto, è attualmente valutata da tutti BBB, con l’unica eccezione di Fitch. Cosa significa questo voto? Potrebbe cambiare? E se sì, cosa potrebbe succedere? La risposta alla seconda domanda è sì. Per quanto riguarda la prima, in teoria il voto è poco più di una previsione meteorologica:

AAA      nessun rischio di pioggia

AA          1% di rischio di pioggia

A             3% di rischio di pioggia

BBB        4% di rischio di pioggia

BB           5% di rischio di pioggia

B             16% di rischio di pioggia

CCC        temporale in avvicinamento

Domenica sera volevamo andare a Fregene per fare aperitivo e cena in spiaggia. Abbiamo desistito quando abbiamo letto che per le 22 era prevista pioggia. Ad ogni modo, la risposta alla terza domanda è che purtroppo un declassamento dell’Italia a BB potrebbe farci male. Perché? Anche se dal punto di vista scientifico, economico e finanziario le previsioni valgono poco, possono essere nocive: secondo il regolamento, scendendo sotto BBB, i fondi di investimento, i fondi pensioni e le casse previdenziali non potrebbero più investire sui nostri BTP, e il declassamento costringerebbe molti investitori istituzionali a disfarsi del nostro debito.

Se Fitch invece decidesse di retrocederci, l’effetto ricadrebbe principalmente sulle banche, costrette a integrare del 10% le garanzie presso la BCE.

Ma perché non si abolisce al più presto il valore legale attribuito al rating, ridando libertà ai gestori dei fondi? Quale istituzione potrebbe toglierci questa spada di Damocle dalla testa?

Difficile a dirsi.

Se le cose dovessero mettersi male suggerisco due soluzioni. La prima potrebbe essere quella di obbligare i fondi pensione italiani ad acquistare BTP. La seconda quella di obbligare le imprese a investire i fondi per il  TFR in titoli del debito pubblico italiani. In alcuni paesi asiatici la reintegrazione dei controlli di capitale ha funzionato. Capisco che questo significhi un passo indietro rispetto alla libera circolazione dei capitali. Ma non sarebbe ora di superare questo tabù e cominciare a discuterne anche a Bruxelles?

Annunci

Discussione

12 pensieri su “La calda estate dell’Euro

  1. spassionato e realista … mi piace soprattutto la proposta di togliere valore e potere al grande imbroglio delle agenzie di rating

    Pubblicato da Tino | 27 luglio 2012, 16:07
  2. Sempre troppo buono nei confronti delle agenzie di Rating che non sono altro che “richieste di pizzo”…se paghi parlo bene di te…evidentemente la loro avidità ha portato molte società a smettere di versare e loro si stanno vendicando…ma la vita è una ruota che gira e il loro oligopolio è sulla via del tramonto. Che dire?? Soltanto una cosa “Europa svegliati e mostra la tua potenza e la tua unità ma soprattutto credi in quello che fai “!!!

    Pubblicato da ClaudiaG | 27 luglio 2012, 17:10
  3. si ritorna all’economia pianificata di stampo comunista ?
    si aboliscono i dottori (anche se non bravisimi) cosi’ siamo tutti guariti ?
    Ma chi sei Elido Fazi ? Il nuovo Gramsci ?

    Pubblicato da Roy | 27 luglio 2012, 18:11
    • Facile scaricare le nostre colpe del passato più o meno lontano sulle “prezzolate” agenzie di Rating, ma non funziona! Sarebbe come dire che un buon ristorante vale poco solo a causa della sua esclusione dalla Guida Michelin perché il gestore si è rifiutato di offrire il pranzo all’ispettore e non per la qualità del prodotto e per il flusso dei suoi clienti.
      Un paese che ha sperperato capitali investendo in assistenzialismo nell’ottica di un socialismo reale che altro non era che il retaggio del fascismo, uno stato che non ha premiato il merito e la qualità dei propri dipendenti e non ha punito col licenziamento gli sfaccendati, che ha sprecato “tesoretti” assumendo quantità di precari anzichè organizzare il lavoro per occuparli solo dove ce ne fosse bisogno e altro di cui non ho voglia di scrivere… beh, tutto questo si paga.
      Questa politica, che non è politica, ma un qualcosa che assomiglia più ad un malcostume mafioso gli italiani sani, che non sono pochi sia a destra che a sinistra, non l’accettano, come possiamo pensare allora che lo facciano quelli che devono investire non solo nel nostro debito pubblico, ma anche nelle azioni delle nostrre aziende?

      Pubblicato da Silvano Panza | 30 luglio 2012, 09:51
      • Sono d’accordo. Ma la domanda che in questo momento mi assilla (ed assilla tutti gli italiani ‘sani’) è: chi mai posso andare a votare nelle prossime elezioni, che son tutti indistintamente a caccia di voti per il proprio potere personale?
        Non è possibile chiedere la riannessione all’Austria?
        Credo che perfino una dominazione coloniale ci comporterebbe meno ruberie e malgoverno di questa repubblica indipendente.

        Pubblicato da porfirio zandi | 30 luglio 2012, 11:05
  4. Penso che questa estate non ci capiterà nulla: prima di farci fallire e rischiare la fine dell’Euro, ci commissioneranno, come fatto per Portogallo, Irlanda, Grecia. Se non riusciremo a fare le riforme necessarie, il commissariamento della Troika BCE – FMI e Commissione è inevitabile. Quindi un pò di tempo l’abbiamo. Soluzioni illiberali come l’imposizione su come usare il capitale, ci metterebbero in automatico fuori dall’Euro e pure dal mondo.

    Pubblicato da Pino | 29 luglio 2012, 09:59
  5. molto chiaro finalmente ho capito qualcosa, anch’io mi sono posta spesso il problema della democraticità tra le istituzioni europee,grazie

    Pubblicato da fabrizia morandi | 29 luglio 2012, 15:16
  6. Scheubel ti ha dato retta e ha cominciato a mettere al loro posto le Agenzie di Rating. Viene spacciata per “libera circolazione del capitale” la peggiore mistificazione sulla finanaziarizzazione dell’economia. Se qualcuno dicesse che “il Re è nudo” potremmo inchiodare tutto il modo dei “derivati” alla loro natura di biglietti della lotteria. Il banco vince sempre anche nei migliori e trasparenti giochi controllati (nel lotto il banco si tiene solo il 30% ) figuriamoci in un “gratta e vinci” del quale non si conosce l’emettitore e il controllore dei biglietti. i nostri comuni sono pieni di soldi del monopoli per pareggiare i loro esosi bilanci ma nessuno li porta all’incasso.
    Destra e sinistra tacciono colpevolmente (il nemico non ha faccia: aggredirlo non porta voti ma solo qualche reazione pilotata del grande e temutissimo Moloch Spread)
    Alla prossima
    Maxman

    Pubblicato da massimo | 30 luglio 2012, 08:25
  7. Non si prendono decisioni semplici, come togliere valore ai rating, perché i profitti della speculazione finanziaria internazionale consentono di supportare senza particolari sacrifici i decisori (e i potenziali decisori) politici di tutto il mondo. Solo quando gli elettori si preoccuperanno innanzi tutto di verificare se nei programmi elettorali sono contenute proposte efficaci per tagliare le unghie (magari anche le dita) alla speculazione, e poi di controllarne l’attuazione, sarà possibile modificare l’attuale stato delle cose. Purtroppo siamo ancora lontani dalla consapevolezza che opportunità di lavoro, mantenimento di un welfare decente, difesa dei risparmi ecc. sono oggi obiettivi resi precari dalla prevaricazione della finanza sull’economia reale.
    GB

    Pubblicato da G.B. Zorzoli | 31 luglio 2012, 08:04
  8. Mi spiace ma stavolta la soluzione finale, intesa come risoluzione dei problemi, mi è andata di traverso. Il TFR dei lavoratori, cioè di chi si alza al mattino magari per rompersi la schiena e sbarcare il lunario a fine mese, sono e restano soldi del lavoratore…non sono erogati in busta paga solo perchè l’idea tutto sommato non cattiva era quella che con una capitalizzazione fissa fossero consegnati al lavoratore una volta dimessosi dalla azienda dove lavora, nel frattempo la liquidità restava in azienda aiutando il bliancio ad esser meno sofferente nei confronti di creditori e fornitori. E’ stata una scelta ideologica magari discutibile nel principio però non del tutto insana.
    Poi un bel giorno l’entrata nel maledetto Euro prevede la possibilità (un obbligo abbastanza soffuso – direi) di destinare tale denaro ai fondi pensione per aumentarsi la magra pensione contributiva delle future generazioni. E, colmo dei colmi, dopo aver aderito al fondo NON si torna più indietro e i quattrini li devi continuare a versare nel fondo…ma quei soldi di chi sono? Dei fondi privati, gestiti da banche,finanziarie e/o sindacati, o di chi si rompe la schiena? -Io direi la seconda. Pertanto è un abuso la gentile e ben servita proposta di evitare la fame dopo gli (ormai!!) 70 anni:che poi a conti fatti se versi per 40 anni e ti dice bene con gli investimenti che il fondo fa, l’integrazione sulla pensione può arrivare al più al 20-25%!!! E per aver tutto questo dovrai versare A VITA un TUO risparmio a fondi Privati che non si sa cosa faranno col TUO denaro, ma ti assicurano che mal che vada il capitale sarà garantito!?!? Ma che affare è? Ma se non posso aiutare il mio datore di lavoro lasciandolo in azienda ma potrò decidere alla peggio di intascarmi quei soldi? No, per ora ben che ti vada, ci finanzi la spesa corrente dello stato (cosa anche questa illegittima!!!) se l’azienda supera i 50 dipendenti e lo stato garantisce di renderli capitalizzati al momento della pensione. E adesso con questi quattrini ci dobbiamo anche preoccupare di far comprare il debito pubblico italico che non vuole nessuno o quasi?
    Mi sembra molto illegittima come richiesta.
    Tutttavia mi rendo conto che le cose non vanno. Che se non ci muoviamo a settembre la sD della Grecia (un anno fa era CCC) diventerà D ossia Default, e questo produrrà un inevitabile reazione a catena…sul resto dell’area Euro…ma i cittadini e i lavoratori cosa c’entrano ancora una volta???

    Eppoi se fosse proprio questo quello che vogliono, in mezzo a tanti finti buoni propositi con fondi salva stati e salva euro che alla fine esistono solo su carta????
    Meditiamo gente!!! Meditiamo….

    Pubblicato da Giuseppe | 1 agosto 2012, 17:44
  9. I problemi del paese non si risolvono accusando le agenzie di rating e i cosiddetti speculatori. Il paese ha perso negli anni la sua attrattività per le attività produttive, a causa di un ambiente legislativo ostile alle attività produttive. Le aziende che hanno potuto andarsene altrove se ne sono andate, i gruppi esteri si guardano bene dall’investire in Italia. Abbiamo perso buona parte delle attività produttive, che creano lavoro e reddito “vero”. In compenso ci siamo tenuto il baraccone pubblico (tra enti, aziende partecipate, strutture burocratiche) che ci costa soldi che non abbiamo più. I consumi sono stati tenuti in vita con il debito pubblico e non con il lavoro produttivo, che è andato diminuendo e sta diminuendo tuttora. Il paese sembra non essere più in grado di garantire il rimborso dei titoli di debito, e i titoli di stato pagano il rischio perdita che corrono gli investitori con interessi molto elevati. Non sono solo i grandi speculatori che non comprano (anzi vendono) il nostro debito pubblico, ma anche i piccoli risparmiatori, spaventati dalla possibilità di non rievere i propri denari per intero. Non usciremo dal baratro se non faremo in modo che le aziende investano qui e creino posti di lavoro produttivi, con c’è altra via. Bisogna creare posti di lavoro produttivi, veri. Oltre certo al dimagrimento delle strutture statali. Purtroppo, le aziende le abbiamo perse e riportarle qui non sarà uno scherzo. Al momento non si vede nessun provvedimento che possa agevolare tale processo, anzi.

    Pubblicato da Pino | 2 agosto 2012, 21:59
  10. Da noi in italia (minuscolo) si lavora, si produce ( meno pro capite forse malamente organizzati o per i troppi scioperi), allo stesso costo per le aziende della Germania, ma non allo stesso “incasso” per i lavoratori perchè il salasso dei balzelli non solo direttamente sulla busta paga, ma su benzina, autostrade eccetera non permettono alle famiglie di spendere, far circolare le risorse nel circuito produttivo. Le tasse servono SOLO per mantenere la PA, gli statali, i privilegi dei politici ed a fare “l’elemosina” con la CIG ai lavoratori delle aziende “in crisi”. Siamo a 65 fallimenti al giorno e una gran parte il fallimento lo richiede “in proprio” come la mia perchè chi ci deve pagare incassa e chiede un “concordato(fasullo)” proponendo il 9% ai creditori.
    Tutte queste operazioni tipiche italiane, gli stranieri le conoscono perchè i LORO corrispondenti dall’italia sui gionali le scrivono mentre i ns giornalisti che dovrebbero fare inchieste per pubblicare la verità (l’altra faccia dei fatti, se ne guardano bene ) L’Euro è una “forma di scambio” e vale per quanto la “produzione reale (Il PIL)” registra (e se l’ISTAT ha inserito nel “paniere” del calcolo dell’inflazione dei “prodotti” che realmente la rappresentano). E’ tutta una “macchina” per potersi nascondere dietro un dito …e i “tecnici” se elaborano le “loro” strategia universitarie (non reali) lo fanno partendo da dati “fasulli”…in queste condizioni i napoletano maestri di vita e di arrangiamento direbbero “non ci stà niente a fare”. Il grave che le agenzie di rating ed alcuni analisti stranieri ecc.i dati reali li hanno (Opren Data) e li sanno “analizzare”.

    Pubblicato da Gian Franco Bechis | 3 agosto 2012, 10:20

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

ACQUISTA I LIBRI IN E-BOOK AL PREZZO DI 1 EURO!

ACQUISTA I LIBRI IN CARTACEO

E-BOOKS IN ENGLISH

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: