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Autori One Euro, Geopolitica

Mohamed Morsi, il primo Presidente eletto della Repubblica d’Egitto, a Roma.

Di Antonio Badini (Saggista, ex-ambasciatore al Cairo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo e rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7).

Presidente EgittoOggi arriva a Roma Mohamed Morsi, il primo Presidente eletto della Repubblica d’Egitto. L’Italia, a parte il passaggio a Bruxelles, è il primo paese occidentale che visita. Recentemente è stato in Cina con un seguito di 80 uomini di affari. In Italia lo seguiranno solo in 20, pochi di loro sono membri del “gotha” del business egiziano – segno che il nostro Paese ha allentato i vincoli di affari con l’Egitto durante il periodo della rivoluzione. E anche del fatto che il pregiudizio, in Italia, ha ingigantito la minaccia islamica nella terra dei faraoni.

Nel mio nuovo pamphelet, Verso un Egitto democratico: Le sfide di Morsi, primo presidente eletto, in uscita a breve nella collana One Euro sulla scia del successo delle versioni precedenti, indico nell’Egitto, nonostante (ma forse è il caso di dire grazie) la vittoria dei Fratelli Musulmani, il paese del mondo arabo che più degli altri continuerà a segnare la rotta. Al tempo di Mubarak fu la culla di un laicismo nepotista e corrotto, con pochissimi ricchi e un oceano di poveri e poverissimi. Oggi propaga un islamismo etico e moderato che si impegna nella lotta contro la corruzione nella speranza di far riprendere fiato a quella classe media tenuta per lungo tempo in vita solo dagli sforzi delle fasce più colte della popolazione. Nel libro sostengo che sotto Morsi l’Egitto riuscirà probabilmente a coniugare l’islam con alcuni importanti principi della democrazia e dello stato di diritto.

È comunque fuor di dubbio che l’Egitto non sarà mai una teocrazia all’iraniana né un paese conservatore come l’Arabia saudita, dove la polizia religiosa vigila con intransigenza sui costumi e sui comportamenti pubblici dei sudditi. L’Egitto ha oggi la fortuna di avere alla guida di Al Ahzar una persona saggia e rispettosa della diversità, il Grande Imam Ahmed El Tayeb, lui sì vero guardiano di un islam aperto alle novità e al dialogo delle culture. Quando guidavo la missione diplomatica al Cairo mi fece chiamare per far ammettere un gruppo di giovani ahzariti alla Scuola professionale dei salesiani – quasi un miracolo di unione delle religioni nel nome del diritto al sapere e all’apprendistato delle arti tecniche umane. Purtroppo alla fine lo scambio non si verificò, solo per l’opposizione di alcuni parenti degli studenti.

Sebbene i Fratelli Musulmani rivendichino piena autonomia da Al Ahzar, i rapporti tra Morsi e El Tayeb sono buoni e cio’ depone bene per le giovani istituzioni egiziane, che potrebbero crescere lontane dal salafismo, dai fanatici della prima ora e dai guardiani strabici dell’islam. La speranza è che con la sua lotta alla povertà Morsi riesca a sconfiggere l’ignoranza su cui riposa spesso la negazione dell’altro. Certo, le sfide che Morsi dovrà affrontare sono tante, ma questo era inevitabile: la rivoluzione ha fatto saltare il coperchio che impediva ai problemi del paese di venire alla luce. Gli egiziani sono gente laboriosa, come noi li vediamo in Italia, il paese non musulmano dove la loro comunità è più numerosa. Circa 10.000 sono registrati come titolari di esercizi commerciali e artigiani e poco meno di 2.000 come piccoli imprenditori.

Sono loro a fare da ponte tra i nostri paesi, come i turchi lo fanno in Germania, i maghrebini in Francia e gli indiani in Gran Bretagna. Gli italiani conquistarono il popolo egiziano ancor prima dell’unità del paese, non con le armi, ma condividendo le conoscenze, il saper fare e l’amicizia. Per un lungo tratto fummo la comunità straniera più numerosa e da lì nacque, ancor più che con la storia tra Antonio e Cleopatra, quella “chemistry” umana che oggi spiega l’intesa che italiani e egiziani riescono facilmente a stabilire.

Nel libro parlo anche dei vicini dell’Egitto e delle trasformazioni in atto nella regione in quello che è il «secondo atto», più imprevedibile e cruento, della Primavera araba, con la consapevolezza che se Europa e Stati Uniti non tornano a svolgere un ruolo di guida, il rischio di una rinascita del terrorismo nell’area rimane alto.

Antonio Badini è autore degli ebook “Il futuro dell’Egitto“ e “Verso un Egitto democratico: Morsi primo presidente eletto“, nonché dell’edizione cartacea e aggiornata “Verso un Egitto democratico: Le sfide di Morsi, primo presidente eletto,in uscita per Fazi Editore – Collana One Euro. Antonio Badini, saggista e consulente aziendale, ha lasciato il Servizio diplomatico nel 2007 col grado di ambasciatore; è stato consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Bettino Craxi, vicedirettore generale della Cooperazione allo sviluppo, direttore generale per il Medioriente e Mediterraneo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo, rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7, ambasciatore d’Italia ad Algeri, Oslo e Il Cairo.

Disponibile in formato ebook (solo 1 euro) su:

   

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