//
stai leggendo...
Economia, Euro, Italia, Politica

Il settembre nero dei rottamatori dell’euro

I rottamatori dell’Euro, quelli che un giorno sì e uno no ci avvisavano che la Grecia da un momento all’altro poteva uscire dalla moneta unica, ricorderanno questo mese come un “black September”.

Il 12 settembre la Corte Costituzionale tedesca ha approvato il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione, l’ESM. Lo stesso giorno la Commissione Europea ha presentato un primo documento per la supervisione delle banche dell’Eurozona (circa seimila) sotto l’ombrello della BCE. Allo stesso tempo, ancora più importante, la BCE è diventata a tutti gli effetti una sorta di lender of last resort. Ormai nessuno parla più, come hanno fatto in maniera ossessiva in tanti, dell’imminente uscita della Grecia dall’Euro. Inoltre, gli olandesi hanno votato, dopo mesi di imprecazioni antieuropee, per i partiti più filo-europeisti. Ai rottamatori rimane ora solo il ventilato referendum anti-euro di Beppe Grillo. “Er Batman de Anagni”, che Grillo sembra frequentare – ho visto una foto in cui era al suo fianco – voterà sicuramente sì. Ai Batman l’Europa, come noto, non piace. Soprattutto se confrontata con il paradiso ciociaro delle frodi.

Attualmente il regolatore unico delle banche dei ventisette Stati dell’Unione Europea è la European Banking Authority (EBA). Quest’ultima, ferocemente criticata per come ha gestito lo stress test degli istituti finanziari, vedrà il suo ruolo pesantemente ridimensionato: problema spinoso soprattutto per gli inglesi, che non solo ospitano la sede dell’EBA, ma anche il più grande mercato finanziario europeo. Si spera che i governi dell’Unione e il Parlamento Europeo possano approvare entro fine anno le proposte della Commissione. Ma, come dice giustamente «The Economist», se la Commissione Europea ha presentato un documento sulla supervisione unica delle seimila banche dell’Eurozona, qualcosa ne verrà fuori di sicuro. Se tutto va bene, secondo i piani della Commissione, che vorrebbe far approvare il progetto al Consiglio Europeo di dicembre 2012, a partire dal 1° gennaio 2013 le banche dei diciassette paesi dell’Eurozona cadranno sotto la supervisione della BCE. Ma i tedeschi, che su queste cose vogliono procedere con i piedi di piombo, potrebbero richiedere che la supervisione parta dal gennaio 2014, ed è probabile che finisca così.

Di positivo c’è anche che finalmente il governo di sinistra di Hollande comincia a farsi sentire e a fare qualche proposta. Pierre Moscovici, il ministro delle Finanze francese, ha fatto circolare un’idea interessante, e cioè il lancio di un Fondo Disoccupazione Unico a livello europeo. Ma per fare questo bisognerebbe prima iniziare a discutere di un bilancio federale europeo. Attualmente, il bilancio federale americano rappresenta il 24 per cento del PIL, quello della Svizzera il 12 per cento, quello dell’Unione Europea solo l’1 per cento, e gli unici contribuenti sono gli Stati nazionali.

Butto giù una piccola idea di sinistra che Renzi, o Bersani, o Vendola potrebbero facilmente raccogliere e lanciare al presidente cipriota dell’UE, che in questi giorni sta inviando ai governi nazionali nuove linee guida sul bilancio dell’Unione. I politici progressisti dovrebbero redigere una lettera in cui proporre con forza l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che andrebbe a finanziare il bilancio comunitario. In questo modo, con il risparmio del contributo che l’Italia dovrebbe versare alla Comunità (20 miliardi circa), essi potrebbero impegnarsi sin da ora, se vincessero le elezioni, a ridurre lo spread tra salari netti e salari lordi, spread altrettanto importante di quello di cui discutiamo tutti i giorni attraverso i quotidiani. Per essere efficace, la lettera dovrebbe partire in questi giorni, perché l’obiettivo della presidenza cipriota è quello di trovare un accordo tra i ventisette Stati dell’Unione già nel vertice straordinario previsto per il 22 e 23 novembre. Se volessero essere ancora più audaci, potrebbero addirittura proporre una tassa federale europea sulle imprese che – soprattutto quelle tedesche – continuano a macinare utili a più non posso. Per anni tutti gli Stati europei hanno fatto a gara a chi offriva aliquote fiscali più basse. L’Irlanda in pratica quasi non tassava le aziende, mentre noi in Italia siamo stati costretti a pagare tasse sugli utili tra le più alte d’Europa. Con una tassa unica europea si metterebbe fine allo scandaloso dumping fiscale degli ultimi decenni. Non appena giunto alla presidenza degli Stati Uniti, Roosevelt introdusse un’imposta federale sugli utili per rendere appunto impossibile il dumping fiscale tra gli Stati nordamericani.

Infine, lunedì 17 settembre il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha presentato il frutto delle riflessioni portate avanti insieme ad altri dieci colleghi europei (incluso il nostro Terzi, che nessuno di noi però sa cosa pensa su queste faccende – d’altra parte, nessuno lo ha mai sentito parlare di queste cose. La Gran Bretagna invece è stata esclusa) “Clicca qui per leggere il documento completo“. I suggerimenti includono l’elezione democratica di un Presidente Europeo, di un vero ministro degli Esteri, e forse anche la costituzione di un esercito europeo, un Parlamento europeo che possa prendere l’iniziativa di presentare disegni di legge e una seconda Camera, una sorta di Senato, costituita dagli Stati membri. Pochi giorni prima, anche il presidente della Commissione Barroso, nel suo annuale discorso sullo Stato dell’Unione, ha parlato di una «Federazione di Stati-nazione europea». E, sorprendentemente, il recente primo ministro conservatore, François Fillon, ha proposto «un nuovo patto dell’Europa» a partire dall’istituzione di un vero e proprio ministero delle Finanze europee. Di Moscovici abbiamo già detto. Non poco per un paese come la Francia, dove per anni ogni cessione di sovranità è stata vista come una cosa inaccettabile, un paese che votò per un soffio il referendum sul Trattato di Maastricht e rigettò quello sulla Costituzione Europea.

Elido Fazi

Annunci

Discussione

3 pensieri su “Il settembre nero dei rottamatori dell’euro

  1. Forse tra i tre uomini di sinistra, l’unico audace, a tal punto da proporre idee così innovati, è Renzi. Siamo sicuri, però, di lasciare i nostri decenni futuri a Renzi?Dopo la tragicomica era Berlusconi, l’era Renziana?

    Pubblicato da Gianni Spadaro | 28 settembre 2012, 17:02
  2. Per riuscire ad avere un sistema di regole comuni all’Interno dell’euro zona ahimè ci vorrà del tempo , accontentiamoci per ora Di avere evitato il fallimento dell’euro .Tutte le proposte che ho letto le trovo importanti oltre che urgenti ma mancano quelle leggi che solo un governo democraticamente legittimato all’interno di una Unione federale di stati europei ; ci arriveremo sono ottimista ..

    Pubblicato da Massimiliano Contardi | 28 settembre 2012, 18:49
  3. Non credo che l’Europa sia pronta per un’unione “vera” cioè di nome e di fatto…ci sono molti muri da abbattere, molti ostacoli da superare decisamente in ogni campo e di ogni genere.Mi domando poi se sarà, in fondo, mai pronta per un’ unione completa che non sia solo la moneta unica (l’euro) che, bene o male, va avanti ormai da dieci anni.

    Pubblicato da Francesca Rita Rombolà | 30 settembre 2012, 16:24

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

ACQUISTA I LIBRI IN E-BOOK AL PREZZO DI 1 EURO!

ACQUISTA I LIBRI IN CARTACEO

E-BOOKS IN ENGLISH

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: