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Economia, Europa, Geopolitica

Premio Nobel all’UE? Grazie, ma non fa nessuna differenza

ue nobelAd eccezione del 1995, l’anno in cui inaugurai la Fazi Editore, quando a ottobre il premio fu assegnato a un poeta che stavo pubblicando io, Seamus Heaney, non sono mai stato un entusiasta delle scelte degli accademici del Nobel, né in letteratura (lo hanno dato addirittura a Carducci, per non parlare di altri ancora meno interessanti), né in altri ambiti. Il Nobel per la pace in passato lo ha ricevuto persino uno come Kissinger. Nel 2002 è andato a Jimmy Carter mentre il suo compatriota Bush II preparava, propinandoci la menzogna delle armi di distruzione di massa, l’invasione dell’Iraq. Per non parlare di Obama, che l’ha ricevuto nel 2009, pochi mesi dopo essere stato eletto, solo per i suoi buoni propositi, in seguito disillusi perché la guerra in Afghanistan è continuata e il suo nemico numero uno, Osama Bin Laden, è stato giustiziato senza l’ombra di un processo e il suo corpo è stato fatto sparire.

Detto questo, non si possono ormai avere più dubbi sul fatto che l’esperimento della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, che con il passare del tempo si è gradualmente trasformata in Unione Europea, è il modello di integrazione di Stati-Nazione a cui guarda tutto il mondo. Basta fare il confronto con i duemila anni di storia precedente (solo nei settant’anni precedenti alla formazione della CECA, la Francia e la Germania si sono fatte la guerra per ben tre volte). E la commissione del Nobel ha ragione quando sottolinea che «per oltre sessant’anni, l’UE ha contribuito all’avanzamento della pace, alla riconciliazione tra i popoli, allo sviluppo della democrazia e dei diritti umani».

I nazionalismi hanno prodotto (e in parte continuano a produrre) danni a non finire: un sano ridimensionamento dei poteri degli Stati nazionali sovrani non può che essere benvenuto. Una cosa è certa: da più di 60 anni, quelli che ho vissuto io, di guerre in Europa (a parte nei Balcani) non se ne sono più viste e noi europei viviamo pacificamente, viaggiamo tranquillamente senza passaporto da una capitale all’altra (per capire quanto fossero fastidiosi questi pezzi di carta basta rileggersi La Certosa di Parma del francese Henri Beyle, noto come Stendhal, che ci ricorda di quando il passaporto era necessario persino per spostarsi tra Modena e Parma).

Se l’Europa procederà sulla sua strada verso un governo federale, senza troppi intoppi valutari e senza prepotenze da parte dei paesi più forti, se darà veramente vita agli Stati Uniti d’Europa, come peraltro io credo, potrebbe rappresentare un “benchmark” per i paesi del Medio Oriente, dell’America Latina e dell’Asia. Un modello di democrazia ma soprattutto, si spera, un modello di capitalismo meno feroce di quello di USA e Cina (Il Partito Comunista Cinese ancora mette al primo posto tra i suoi obiettivi la crescita economica, costi quel che costi).

 All’interno dell’UE hanno trovato accoglienza paesi che hanno vissuto per lunghi anni sotto dittature fasciste, come Spagna e Portogallo, o dittature comuniste, come i paesi mitteleuropei prima sottoposti all’influenza sovietica. Se vogliamo che il capitalismo mondiale diventi più sostenibile e produca meno disuguaglianze, il progetto di riforma dovrà partire qui da noi. L’Europa, se si sommano i PIL dei 27 paesi che ne fanno parte, rimane ancora, nonostante l’arrivo sulla scena dei “grandi” di paesi con un ritmo di crescita altissimo, come Cina, India e Brasile, il luogo più ricco del mondo e non è un caso che migliaia e migliaia di persone fuggano dall’Africa, dal Medio Oriente e da altre aree del pianeta con la speranza di arrivare sane e salve nel nostro continente, spesso senza neanche una valigia o un baule, come gli emigranti italiani di qualche decennio fa, ma solo con un sacchetto di plastica in mano. Quello che a noi sembra un vecchio mondo in declino ai loro occhi esercita ancora il fascino del Bengodi.

Elido Fazi

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Discussione

2 pensieri su “Premio Nobel all’UE? Grazie, ma non fa nessuna differenza

  1. Perfettamente d’accordo col dott. Fazi, che il comitato del Nobel ha sempre preso delle periodiche “sbandate”. Un esempio fra altri piuttosto calzante, a mio giudizio, l’attesa dell’ assegnazione del Premio Nobel per la letteratura allo scrittore argentino Borges. Inutile ripetere che, nostante lo meritasse a pieno titolo, non gli è mai stato assegnato e non gli verrà mai assegnato visto che non c’è un Premio Nobel alla memoria.

    Pubblicato da Francesca Rita Rombolà | 15 ottobre 2012, 16:10
  2. L’assegnazione del Nobel viene fatta per istinto e per convenienza il più delle volte

    Pubblicato da blueaction666 | 15 ottobre 2012, 16:21

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