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Autori One Euro, Geopolitica

L’ombra di Iran e Siria nella ripresa del conflitto israelo-palestinese

israele palestinaLa nuova escalation delle ostilità tra Hamas e Israele e il rischio di un conflitto aperto nella Striscia di Gaza sono sviluppi annunciati del processo di trasformazione in corso nel Medioriente. Nel mio saggio edito da Fazi nella collana One Euro, Verso un Egitto democratico – Le sfide di Morsi, primo presidente eletto, parlavo di segni premonitori di un nuovo approccio arabo nei confronti dell’irrisolto conflitto israelo-palestinese.

L’uccisione recente del Capo dei Servizi della polizia libanese, Wissam al-Hassan, è stata la prima conferma della nuova strategia che si fa strada con due obiettivi. Il primo è quello di dare a Hamas le redini del movimento palestinese, marginalizzando l’Autorità Palestinese che si compone essenzialmente di uomini di Al-Fatah. Il secondo è di affidare al presidente egiziano, l’islamista Morsi, la regia dei tempi e delle tattiche da opporre a Israele.

La tregua ci sarà; è questione già decisa. Il ritardo è dovuto alla stipula delle condizioni che la governeranno e dalle quali dovrebbero emergere nuovi scenari e personaggi in grado di guidare il processo di pace. Dentro questo negoziato ci sono in qualche modo, per interposta persona, anche l’Iran e la Siria. Intanto Morsi vuole per sé un chiaro risultato di immagine mirando a ottenere la rimozione del blocco sulla Striscia e l’allargamento a Hamas della delegazione dell’AP che dovrà riprendere le trattative di pace con Israele.

Non è un caso che a negoziare al Cairo non sia Haniyeh ma Khaled Meshaal, l’uomo forte di Hamas ancora vicino a Damasco, nonostante abbia ritirato la sua base nella capitale siriana. C’è un indubbio filo doppio che lega Damasco e Teheran nella ripresa delle ostilità. Teheran con i nuovi razzi Fijr-5, che assomigliano ormai moltissimo ai missili, ha voluto far comprendere a Netanyahu che l’Iran è assai “vicino” a Israele; da parte sua Damasco, dopo l’uccisione di Wissam, ha mandato un altro segnale sulla sua capacità di trasferire altrove il teatro di guerra che ora insanguina le sue città. Insomma, da questo nuovo round cruento tra Israele e Hamas escono futuri scenari, che condizioneranno l’epilogo della “Primavera araba” dando nuove chance a Paesi e uomini che sembravano sulla china discendente, ma che hanno mostrato che la partita è tutt’altro che chiusa.

Antonio Badini

Antonio Badini è autore degli ebook “Il futuro dell’Egitto“ e “Verso un Egitto democratico: Morsi primo presidente eletto“, nonché dell’edizione cartacea e aggiornataVerso un Egitto democratico: Le sfide di Morsi, primo presidente elettoFazi Editore – Collana One Euro. Antonio Badini, saggista e consulente aziendale, ha lasciato il Servizio diplomatico nel 2007 col grado di ambasciatore; è stato consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Bettino Craxi, vicedirettore generale della Cooperazione allo sviluppo, direttore generale per il Medioriente e Mediterraneo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo, rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7, ambasciatore d’Italia ad Algeri, Oslo e Il Cairo.

Disponibile nell’edizione cartacea a 4,90 euro e in formato ebook (solo 1 euro) su:

 

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Discussione

2 pensieri su “L’ombra di Iran e Siria nella ripresa del conflitto israelo-palestinese

  1. Siria e Iran collegate dalla fede sciita, Egitto con al governo i Fratelli Musulmani tutti intorno allo stato che l’Islam contemporaneo vuole cancellare dalle carte: Israele. La novità strategica nasce da una confluenza di interessi anche fra frazioni diverse come sunniti e sciiti che deposto l’odio di sempre ora collaborano. L’Egitto fa passare più armi attraverso i sotterranei e i razzi quasi missili sono sparati su Israele in quantità enorme. L’attenzione sulla Siria si allenta e si ridà fiato al regime baatista sciita. L’Iran mostra le unghie per interposta persona ovvero tramitela sua longa manus Hamas. L’occidente americano interviene con Hilary che vola al Cairo e rassicura L’Egitto su finanziamenti e quant’altro. Ovvero: non siamo quelli che davano i soldi solo a Mubarak ma a voi ci teniamo: continuate a essere l’elemento di mediazione, vi preghiamo. Grande mossa del presidente egiziano e passo avanti di Hamas che ormai surclassa Fatah e dimostra di essere lei la padrona a Gaza e l’unica forza interlocutrice. E Israele è costretto ad accettare la tregua mentre le armi di chi gli sta intorno aumentano e si perfezionano. La morsa si stringe mentre l’Europa mostra sempre più la propria estraneità. Del resto la prova data in Libia da Sarkozy è stata criminale e patetica come la nostra assenza e complicità hanno sancito lo zero del nostro peso nel Mediterraneo. Per concludere, la primavera araba, sia che fosse provocata da un grosso lavoro di insider o che fosse il risultato della modernità consumistica e dell’invasione del web, ora segna il passo e nella maggior parte dei casi ha dato luogo ai ben organizzati partiti islamici. Insomma, dopo Al Queda, il mondo arabo ha imparato la lezione e sa giocare fra investimenti, aggressioni, scalate finanziarie e diplomazia.

    Pubblicato da Giovanni Damiani | 21 novembre 2012, 20:21
  2. Io penso che se fra tutti i leader deposti nei vari paesi della “primavera araba” non è figurato e non figura Hassad un motivo ci deve pur essere.Sarà la vicinanza a un gigante in tutti i sensi quale l’Iran(geografico, politico, militare ecc. ecc.), la fedeltà dell’esercito ad Hassad o cos’altro? Perchè il bagno di sangue del popolo c’è stato; il popolo ha lottato come in Libia o in Egitto, eppure Hassad non è caduto… sostegno dall’esterno che invece altri stati non hanno avuto? E’ logico che adesso Siria ed Iran cerchino di ritagliarsi dei nuovi ruoli e di aprire nuovi scenari per quanto riguarda la questione palestinese.

    Pubblicato da Francesca Rita Rombolà | 23 novembre 2012, 18:21

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