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Autori One Euro, Geopolitica, Resto del mondo

Quello che la stampa non dice sull’Egitto

Di Antonio Badini (Saggista, ex-ambasciatore al Cairo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo e rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7).

Morsi proteste EgittoPeriodicamente la nostra stampa ci avverte che l’Egitto è sull’orlo del collasso, prossimo a essere inghiottito da un bieco oscurantismo islamista. Seguono poi, normalmente, lunghi silenzi e quindi nuovi, inquietanti sos sulla ripresa della violenza di piazza. Negli scorsi giorni abbiamo letto del «duro monito» del Ministro della Difesa che ha esortato le forze politiche ad assumere un atteggiamento responsabile di fronte ai gravi problemi del paese. A molti l’esortazione di Al Sissi è apparsa l’ultima chiamata prima di un nuovo golpe, questa volta senza troppi mascheramenti. Ma a chi giova tanto allarmismo? A sentire i politici italiani, anche il nostro paese sarebbe oggi per molti stranieri irrimediabilmente nel baratro.

È  vero, la transizione alla democrazia si trascina assai più di quanto fosse stato pensato e dichiarato dopo l’uscita di scena di Mubarak.  Allora, attorno alla Giunta, che prese su di sé la reggenza, sembrò crearsi un clima di armonia per la ricostruzione del Paese in nome della libertà. Ma i primi segnali di una lotta di potere sotto traccia non tardarono molto ad apparire. Da una parte l’islamismo montante dei Fratelli Musulmani,  dall’altra i Militari che guadagnavano tempo per permettere ai laico-liberali di serrare le fila. Il braccio di ferro é andato avanti oltre un anno. E tuttavia non é bastato per consentire al fronte anti-islamista di compattarsi.

Ma anche la «Fratellanza» ha perso colpi a causa dell’inesperienza. Invece di mostrarsi all’altezza delle sfide, con una chiara progettualità politica, la «cupola» si é dedicata a occupare i posti di potere trovando non il tanto vagheggiato «tesoro» da spartire, ma un grosso buco di bilancio e poche riserve di gas libere da impegni internazionali pregressi. Il risultato lo si é visto alle elezioni presidenziali, con una vittoria di strettissimo margine del candidato islamista, Morsi, sul peggiore dei concorrenti che le forze conservatrici potevano mettere in campo.

Tuttavia, in questa lunga attesa, come ho argomentato nell’istant book Verso un Egitto democraico, il successo della rivoluzione di Piazza Tahrir è assicurato da un elemento importante: la formazione nella società egiziana di quei contrappesi che, soli, possono far attecchire la democrazia e assicurare l’alternanza. È  infatti innegabile che oggi esistono in Egitto gruppi di interesse e comunità di valori che quasi equamente si riconoscono nell’islam politico e nello stato civile. Occorre solo pazienza, poiché la democrazia istituzionalizzata, e quindi impermeabile ai colpi di mano, non si crea in un breve lasso di tempo e non sono certo i ricorrenti allarmismi della stampa occidentale lo strumento  migliore per accorciare i tempi. I militari? Sono usciti piuttosto malconci dalla reggenza e dopo il loro inopinato defenestramento è assai difficile che ci riprovino di nuovo.

 
egitto democratico morsiAntonio Badini è autore del pamphlet “Verso un Egitto democratico: Le sfide di Morsi, primo presidente elettoFazi Editore – Collana One Euro. Per la collana ha, altresì, pubblicato due ebook “Il futuro dell’Egitto“ e “Verso un Egitto democratico: Morsi primo presidente eletto“. Antonio Badini, saggista e consulente aziendale, ha lasciato il Servizio diplomatico nel 2007 col grado di ambasciatore; è stato consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Bettino Craxi, vicedirettore generale della Cooperazione allo sviluppo, direttore generale per il Medioriente e Mediterraneo, coordinatore nazionale per il partenariato euro-mediterraneo, rappresentante personale del presidente del Consiglio per il vertice del G7, ambasciatore d’Italia ad Algeri, Oslo e Il Cairo.

Disponibile in formato ebook (solo 1 euro) su:

 

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Discussione

3 pensieri su “Quello che la stampa non dice sull’Egitto

  1. A mio modesto parere, l’Egitto è un paese diverso da tutti gli altri paesi islamici. Vero è che una democrazia costituzionale, cioè con “tutte le carte in regola”, non la si può attuare subito, specialmente dopo un golpe militare. Tuttavia è già passato del tempo dalla cacciata di Mubarak dal paese… e più il tempo passa e più sarà difficile per tutti creare una vera e solida democrazia magari non proprio all’occidentale, ma comunque anche islamica: modello del tutto autoctono e originale.

    Pubblicato da Francesca rita Rombolà | 1 febbraio 2013, 18:20
  2. VIVO SPESSO L’EGITTO PER LAVORO, PARLO CON I TAXISTI… CON I RISTORATORI… CON I MAITRE D’HOTEL, se non sei uno di loro, se non sei dei fratelli musulmani, non trovi posto, vieni cacciato dal lavoro pubblico… CHISSA SE ANCHE QUESTO PER VOI E’ DEMOCRAZIA… a me ricorda altre storie IDENTICHE del mondo islamico, iraq?? iran??

    Pubblicato da Cristina | 1 febbraio 2013, 18:31
  3. Ad oggi una cosa e’ certa, la fragile democrazia su cui si regge l’Egitto post Mubarak e’ messa a dura prova dalle continue tensioni in un Paese stremato da una crisi economica ,sociale che ha radici nel passato ….Morsi ha un compito arduo …quello di convincere gli egiziani del cambiamento storico culturale unico e irrinunciabile di cui si e’ preso carico per un Egitto dal volto nuovo .

    Pubblicato da Massimiliano Contardi | 1 febbraio 2013, 19:25

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